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Retekurdistan.it | 14 novembre 2019

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Attivista ambientalista: Resistenza da Hasankeyf fino alle Montagne Ida

Attivista ambientalista: Resistenza da Hasankeyf fino alle Montagne Ida

31 agosto 2019


La resistenza per la difesa dell’ambiente deve essere condotta insieme da Heşkif fino alle montagne Ida rispettivamente con metodi diversi, spiega l’attivista ambientalista Süheyla Doğan.

Nelle montagne Ida nel nordovest della Turchia un’impresa canadese vuole aprire una miniera d’oro. Già da due anni è in corso il disboscamento – invece dei 45.000 abbattuti secondo dati ufficiali, finora ne sono stati tagliati oltre 200.000. Inoltre dovrà essere usato anche cianuro altamente tossico.

L’area non lontana dall’antica città di Troia è stata acquistata dalla ditta Alamos Gold nel 2010 per 90 milioni di dollari USA. La miniera tuttavia non è l’unica del suo genere: per complessivamente 3500 ettari il Ministero dell’Agricoltura ha rilasciato altre centinaia di licenze per l’estrazione di oro a imprese statunitensi come Newmont o Teck Cominco.

Ambientalist* già dal 2007 resistono contro il taglio di alberi sulle montagne Ida. Süheyla Doğan è una di loro. Come co-presidente dell’Associazione per la Tutela del Patrimonio Culturale e Ambientale e componente dell’Unione per l’Ecologia da dodici anni lotta contro l’estrazione di oro. In un’intervista riferisce che Alamos Gold sta cercando di creare fatti compiuti continuando un disboscamento su ampia scala nella regione, mentre le decisioni giuridiche sono ancora attese. L’opinione pubblica ora però ha saputo cosa succede lì e protesta.

Süheyla Doğan sottolinea che i progetti sull’Ararat in Kurdistan del nord sono tre volte più grandi. Il gruppo Newmont avrebbe acquisito diverse licenze di estrazione e starebbe cerando di far passare che non siano necessari studi sull’impatto ambientale. L’attivista ambientalista prosegue: „Le imprese minerarie hanno acquistato dozzine di licenze di estrazione e ottenuto permessi. Dobbiamo lottare contro di loro. Le miniere d’oro di Türmab e Lapseki hanno già iniziato a lavorare. A Tepeoba avevano trovato Molibdeno, ora il giacimento è esaurito e il saccheggio è finito. Le imprese si sono limitate a andarsene sena ripristinare il luogo. Noi noi ci occupiamo delle miniere d’oro a Kirazlı e anche a Havran e Balya. Per la miniera d’oro a Demirtepe non è stato possibile stilare un rapporto positivo sull’impatto ambientale. Noi speriamo di ottenere questo anche per gli altri progetti.“

 „L’ente minerario stesso ha venduto tutte le risorse a imprese multinazionali

Lo sfruttamento selvaggio nella regione è iniziato all’inizio del millennio, spiega Doğan. L’ente minerario (MTA) nel 2005 ha invitato tutte le imprese minerarie che estraggono oro a un incontro a Çanakkale e ha mostrato loro i giacimenti di risorse.

Non serve al pubblico, ma al loro desiderio di profitto

Süheyla Doğan dice che praticamente non ci sono più giacimenti di risorse che non siano già stati venduti. Mentre il governo esternalizza le risorse del Paese, anche nelle valli più piccole vengono costruite centrali idroelettriche e l’Egeo saccheggiato con centrali geotermiche e impianti eolici. All’argomentazione propagandata volentieri: „Qui ci sono materie prime, devono restare sotto terra?“ Süheyla risponde: „Sì, esatto. Perché tutte le nostre risorse devono essere lasciate a imprese multinazionali, ai loro collaboratori locali o capitalisti nostrani? Le miniere d’oro non servono in alcun modo al pubblico, che siano sfruttate da imprese locali o globali. È solo un mezzo per generare profitto per le imprese che distruggono l’ambiente. L’oro non è urgentemente necessario. Creare una devastazione simile per cento grammi di oro è completamente assurdo. Ciò che vive sul terreno è molto più prezioso dell’oro.“

Lo Stato guadagna il due percento

Il profitto dello Stato nella vicenda è del due percento, sottolinea Süheyla e lo definisce come strumento per la soddisfazione del desiderio di profitto delle imprese multinazionali. Anche la popolazione locale attraverso la corruzione sono parzialmente riusciti a portarla dalla loro parte, dice l’attivista e racconta: „In questi posti la lotta è un po’ più difficile, ma chi difende il diritto alla vita resta sempre retto. Noi siamo stati anche in altri luoghi della Turchia. Alcuni qui vengono da Cerattepe. Qui si sono ritrovate 60 organizzazioni e hanno fondato l’Unione Ecologica. Questo lo abbiamo fatto perché la nostra voce si possa sentire meglio.

„Ida, Munzur e Heşkif sono ovunque

Da quando alla fine di luglio ai margini della zona di estrazione attivist* hanno costruito un „Presidio per l’Acqua e la Coscienza“ la protesta contro la miniera d’oro nella provincia di Çanakkale è cresciuta in modo costante. Rispetto alle forme di resistenza Doğan dice: „Hasankeyf, Munzur e Ida sono ovunque. Le donne qui conducono la lotta in prima linea fin dall’inizio. Perché la devastazione e la distruzione della natura riguarda la vita delle donne in modo molto più forte. Sono molto più legate alla natura. Il presidio deve continuare. Noi non conosciamo le decisioni del comitato di preparazione, dell’amministrazione cittadina e delle ONG. Invitiamo la gente a costruire pressione. Noi speriamo che la resistenza continui. Le tende non devono essere tolte e la resistenza deve continuare.“

Fonte: ANF

 


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