Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Retekurdistan.it | 18 settembre 2019

Seleziona una pagina:
Scroll to top

Top

Nessun commento

L’Imperialismo Turco: La politica estera turca in Medio-Oriente

L’Imperialismo Turco: La politica estera turca in Medio-Oriente

17 agosto 2019


Per comprendere la politica mediorientale della Turchia, si deve inquadrare nella sua posizione precaria all’interno del capitalismo mondiale.Il sistema capitalistico mondiale è caratterizzato da un sistema gerarchico tra paesi,  generalmente risultato di disuguale sviluppo economico. In questo senso si può parlare di economia mondiale imperialista. Situata alla periferia del capitalismo mondiale, la Turchia intrattiene da tempo delle relazioni di dipendenza economica, politica e militare con le grandi potenze occidentali. Negli ultimi tempi, tuttavia, si è fatta promotrice di una politica “proattiva” nel Medio-Oriente, politica facilmente definibile come “sub-imperialista”. Tutto ciò ha provocato a volte delle tensioni tra Turchia e paesi occidentali. Il partito al potere, l’AKP, ha continuato con forza la promozione di non solo i propri interessi economici ma nondimeno politici e militari significativamente soprattutto in Siria e Qatar, malgrado l’immediata possibilità di una crisi economica.

La politica estera turca è stata attribuita al fatto che il partito dell’AKP non nasconde prospettive “neo-ottomane” e “panislamiste”. D’altronde appena un secolo è trascorso da quando l’impero ottomano e il suo “ancien régime” sono stato relegati ai libri di storia. In realtà il governo turco è fondamentalmente uno stato di “capitalismo periferico”. Quest’articolo tratta la politica estera dell’AKP dagli anni 2000 in relazione alle contraddizioni sollevate dal sistema capitalistico mondiale. Esplora inoltre il “modus operandi” di un paese periferico come la Turchia nei confronti del Medio-Oriente, e quali conseguenze potrebbero manifestarsi attraverso una politica come questa, di tipo “volontaristico”.

IL CAPITALISMO MONDIALE

Secondo la teoria marxista, il processo di accumulazione del capitale – la creazione e l’appropriazione del plus-valore sotto forma di denaro, di beni materiali e prodotti, di processi di produzione e di terre – porta i proprietari di capitale (aziende, società, banche, agenzie immobiliari, ecc.) a concorrere per creare ed appropriarsi del surplus sotto forma di profitto, interessi e affitti. Tale concorrenza si traduce con una diseguaglianza nello sviluppo su scala mondiale, e quindi per la dominazione e la subordinazione dei paesi periferici in seno ai paesi imperialisti.

I paesi periferici salvaguardano l’accumulazione del capitale nazionale sviluppando delle relazioni di dipendenza nei confronti di quelli imperialisti. In questo modo, un paese periferico può ottenere delle eccedenze su scala regionale dominando e subordinando altre realtà più periferiche della propria. Tuttavia, il surplus della condizione periferica é subordinato a quello maggiore della condizione imperialista. Al fine di mantenere una tale struttura a sfruttamento piramidale, il paese periferico tenta una dominazione su scala regionale. Così facendo da ottenere una condizione di relativa autonomia sotto l’ala “protettrice” del paese imperialista. Una situazione come questa può facilmente condurre a tensioni geopolitiche e a una concorrenza economica tra dimensioni statali periferiche e anche tra i paesi in cima alla piramide gerarchica.

La Turchia può essere considerata come un paese periferico, nel quale l’accumulazione del capitale è dipesa dall’importazione di mezzi di produzione e di beni intermediari (come i ricambi automobilistici), come di beni tecnologici, di provenienza europea o statunitense. Le relazioni di dipendenza della Turchia sono state rinforzate dall’avvicinamento  politico, economico e militare di quest’ultima verso il blocco occidentale; per esempio con l’adesione all’FMI, la Banca Mondiale, la NATO o l’unione europea.

IL RUOLO ECONOMICO E GEOPOLITICO DELLA TURCHIA

Negli anni ottanta, le imprese turche si sono sviluppate su scala regionale. Un tale sviluppo ha permesso di approfondire le relazioni tra Turchia e regioni di altri paesi in maniera generalmente autonoma.

L’AKP ha continuato a promuovere l’espansione economica, in particolare nel Medio-Oriente, a partire dal nuovo millennio. Con questo scopo, il partito ha favorito ad esempio gli accordi di libero scambio con la Tunisia, il Marocco, l’Egitto e la Siria. Le imprese turche operanti in settori con grande fabbisogno di manodopera, in Medio-Oriente, ne hanno trovato una fonte rigogliosa, dove questa era relativamente meno cara. L’Egitto ad esempio è diventato famoso per la produzione tessile e del vetro.

Inoltre, l’AKP ha utilizzato l’aiuto estero nell’ambito del nutrimento e della medicina per favorire ancor di più l’espansione economica delle imprese turche soprattutto in Libano, Yemen, Siria, Palestina e Libia. L’evoluzione delle relazioni economiche ha inoltre rinforzato la dipendenza delle dimensioni regionali. La Turchia ha sviluppato tuttavia delle relazioni di dipendenza con gli Emirati Arabi per l’importazione di petrolio, semi-lavorati in ferro e acciaio e polipropilene non trasformato.

DOPO LA PRIMAVERA ARABA: SIRIA E QATAR

Allo sviluppo di relazioni economiche ha seguito la ricostituzione delle relazioni politiche coi paesi della regione, in armonia e tensione con l’occidente. In Siria, la Turchia ha promosso i fratelli musulmani alleandosi con gli Stati-Uniti contro il regime di Baath a partire dagli anni 70. In seguito allo scoppio della ribellione armata nel 2011, la Turchia ha mantenuto l’alleanza con Stati-Uniti e paesi del Golfo per destituire il presidente Bashar Al-Assad. L’AKP si è alleata con gli l’Arabia Saudita per fornire armi, medicine e rifugio ai ribelli armati.

L’AKP si è spinta troppo oltre provocando anche la Russia, come fu il caso dello scoppio di un jet russo; i negoziati tra quest’ultima e Stati-Uniti hanno posto in seguito la Turchia in una posizione difficile. Tuttavia, il dialogo recente tra Stati-Uniti e Turchia sul futuro di quest’ultima in Siria dopo l’abbandono dei territori da parte delle truppe americane ha mostrato che la Turchia, come membro della NATO, è pronta ad assumere il ruolo di subappaltatore nella prassi imperialistica americana. La Turchia ha dopotutto una massiccia presenza militare nel nord della Siria al fine di promuovere i propri interessi e quelli degli Stati-Uniti.

Le contraddizioni delle relazioni economico-politiche che l’AKP ha sviluppato in Medio-Oriente hanno rinforzato le contraddizioni militari con i paesi occidentali. Le relazioni tra Turchia e Paesi del Golfo ne sono un campanello d’allarme. Da una parte, l’AKP ha incoraggiato l’industria militare, l’addestramento militare e la cooperazione nell’ambito della sicurezza con Emirati Arabi e Arabia Saudita, che sono diventati due dei primi tre importatori di armi in turche dal 2017. Dall’altra parte, il partito si è alleato col Qatar, dove nel 2015 la Turchia ha stabilito una base militare, contro Arabia Saudita ed Emirati, i quali hanno interrotto le relazioni di cooperazione commerciale col Qatar dal 2017 a seguito delle sue relazioni con Iran e Fratelli Musulmani. Mentre gli Stati-Uniti sostenevano l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, gli Emirati Arabi Uniti, l’AKP non ne ha contestato l’alleanza facendo il doppio gioco e intrattenendo relazioni con Somalia e Sudan nelle coste del Qatar – cercando di guadagnare del tempo per assicurarsi un ruolo preminente nel mar Rosso e nel Golfo d’Aden.

UN FUTURO INCERTO?

In conclusione, la politica dell’AKP, promuovendo i propri interessi economici ha cercato la dominazione politica del Medio-Oriente. Un tale tentativo ha alimentato la tensione tra Turchia e paesi occidentali e in previsione, una crisi economica colpirà il commercio estero della regione e, di conseguenza, le risorse dello stato Turco. Tutto ciò rafforzerà le relazioni di dipendenza turche e si sta già disquisendo su un probabile prestito dell’FMI al paese.

Tuttavia, la caratteristica fondamentale del capitalismo è la ricerca del profitto. Nella crisi, le imprese che prosperano deglutiscono quelle che periscono. È per questo che nella crisi i ricchi si arricchiscono. In caso di crisi economica in Turchia, le imprese della regione potrebbero continuare a beneficiare di una politica sub-imperialista deteriorando le relazioni di buon vicinato.

di Gönenç Uysal

Fonte: Open Democracy

https://www.opendemocracy.net/en/oureconomy/turkey-does-imperialism-turkish-foreign-policy-middle-east/


Inserisci un commento