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Retekurdistan.it | 19 ottobre 2019

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Montagne Ida: Resistenza ambientalista dal Kurdistan fino all’Egeo

Montagne Ida: Resistenza ambientalista dal Kurdistan fino all’Egeo

14 agosto 2019


Nelle montagne Ida in Turchia occidentale, un’impresa mineraria scava in cerca di oro. Abitanti e attivist* da tutta la Turchia e dal Kurdistan resistono contro la distruzione ambientale.Nelle montagne Ida in Turchia occidentale un’impresa mineraria canadese scava in cerca di oro. Abitanti e attivist* da tutta la Turchia e dal Kurdistan resistono contro la distruzione ambientale.

Pare che lo Stato turco ha messo a disposizione dell’impresa canadese Alamo Gold Inc. il territorio e i diritti di scavo per 90 milioni di dollari. Inoltre la Turchia parteciperebbe al ricavato di oro con il 4,5 percento. La dimensione dell’abbattimento di alberi nella regione iniziato nel 2017 è diventato chiaro recentemente attraverso un video di riprese fatte con droni. Il video negli ultimi quindici giorni è stato condiviso milioni di volte nei social media. Mostra pendii devastati, valli scompigliate, ambiente distrutto in modo duraturo. Negli ultimi due anni sono state distrutte centinaia di migliaia di alberi.

Da 19 gente accorre per protesta sulle montagne

Da 19 giorni attivist* protestano. Al presidio nella provincia di Çanakkale partecipano anche rappresentanti del Partito Democratico dei Popoli (HDP) e del Partito dei Lavoratori della Turchia TİP). Le e gli attivist* sono determinat* a proseguire la resistenza fino a quando l’impresa canadese rinuncerà.

Bülent Yoldaş del consiglio democratico di Kadıköy al presidio ha dichiarato: „Non è ancora troppo tardi per le montagne Ida, Hasankeyf, Munzur, Fatsa e Eskişehir, ci uniremo e insieme opporremo resistenza. Insieme vinceremo.“ Ekrem Akgül dell’associazione di solidarietà IDA ha detto che l’impresa ha iniziato a abbattere alberi nel 2017: „Abbiamo visto la differenza tra diritto e giustizia. Per questo abbiamo scelto un’altra via e costruito un campo. La vera ragione per campo è di creare un punto di incontro. Per quanto si condivida nei social media, la reazione della gente al massimo è un emoji triste. Vedere questo nella realtà lascia un’impressione più massiccia. La zona disboscata era un bosco che collegava due pendii. Poco fa il bosco ancora c’era. Lì volavano gli ultimi uccelli. Qui è stato conficcato un pugnale nel cuore delle montagne Ida.“

Costruiti otto nuovi villaggi di protesta

Alle proteste partecipano anche delegazioni di Heskîf (Hasankeyf) e di molte altre località della Turchia e del Kurdistans. Da giorni vengono costruiti anche villaggi di protesta in cui vivono centinaia di persone. I manifestanti chiamano questi villaggi Hasankeyf, Munzur, ODTÜ, Fatsa, Alakır, Salda, Cerattepe e Bosco del Nord. Arrivano sempre nuov* attivist* che vengono sistemati nelle tende.

Ogni giorno più manifestazioni oltre 10.000 partecipanti

Tra dibattiti sull’organizzazione della resistenza continuano manifestazioni con slogan come „Le montagne Ida sono nostre“. L’altro ieri il numero di manifestanti era molto oltre 10.000.

Se ci fossero state proteste del genere per Heskîf …

Doğan Yıldırım proveniente da Van che si trova quasi 3.000 chilometri a est da quattro giorni partecipa al presidio. Dice di essere partito quando ha saputo della distruzione delle montagne Ida e di aver piantato la sua tenda. La resistenza qui può avere effetti anche per il destino del Munzur e di Heskîf. „Se ci fossero state proteste serie nel momento giusto al posto giusto, allora la distruzione cui assistiamo oggi non si sarebbe potuta verificare“, spiega Yıldırım.

Si vuole distruggere la storia

La deputata HDP Züleyha Gülüm dichiara: „L’unica preoccupazione del governo è di fare soldi per i suoi seguaci. Così si procede in tutto il Paese. Hasankeyf è un esempio, la regione sul Mar Nero è un altro. Si vuole distruggere anche la storia del popolo curdo.

Dobbiamo lottare insieme

Il nostro compito non è di fare lotte di nicchia, ma di unirle tutte. Si cerca di prenderci di mira singolarmente e di intimidirci. Di fronte a questo dobbiamo alzare la voce tutt* insieme. Dobbiamo organizzare sempre anche la lotta comune. Abbiamo visto a Gezi quanto siamo forti insieme.“

Fonte: ANF


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