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Retekurdistan.it | 20 ottobre 2019

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Abbiamo sperato, lottato e vinto!

Abbiamo sperato, lottato e vinto!

12 agosto 2019


200 giorni in sciopero della fame contro l’isolamento di Abdullah Öcalan. Il periodo che ho vissuto a volte è stato come un viaggio nell’ignoto. Mia madre è stata in sciopero della fame. Per 200 giorni… Io ero sua figlia e colma di apprensione. Io ero una giornalista e testimone. Come parte di questo momento storico e sua testimone, per prima cosa volevo parlare con mia madre Leyla Güven, la co-Presidente del Congresso della Società Democratica (DTK) e deputata del Partito Democratico dei Popoli (HDP) di Colemêrg (Hakkari). Cosa ha provato? Ci sono stati momenti in cui ha avuto paura? Come è riuscita a tenere viva la sua fede, la sua speranza? Oltre alle emozioni della resistenza, abbiamo parlato di molte cose come del messaggio di Abdullah Öcalan. Anche se non è possibile rendere questo lungo sciopero della fame in poche pagine… (Sabiha Temizkan)

Come giornalista e figlia nella stessa persona sarà difficile fare un’intervista. Cosa vuoi dire nella prima intervista che fai con tua figlia?

Per me è stato allo stesso tempo un privilegio e un’opportunità che mia figlia sia stata testimone diretta di questa fase. Penso che questo debba essere usato bene.

Come a tutti gli altri, a me interessa la tua condizione psicologica. Abbiamo vissuto una fase forte di solidarietà tra donne. Avrai notato che ho pianto vicino a te. Questo com’era per te?

Siamo cresciute insieme. Quando ho preso in braccio te, mia figlia, avevo 17 anni. Non è facile spiegare questo. Anche se sei una persona che conosce da vicino questa lotta, io sapevo che non eri pronta per un’azione del genere. E così è stato. Quando sei venuta da me in carcere, hai vissuto momenti molto emotivi. Ma quando ti ho raccontato della necessità di questa azione, mi hai capita e hai portato all’estero la mia voce per 200 giorni. Per me come madre è stato un peso indescrivibile vedere quello che viveva mia figlia mentre il mio corpo andava svanendo. Quando ti sei presa cura di me, come madre ho vissuto un dolore profondo.

Ti aspettavi che lo sciopero della fame sarebbe durato tanto a lungo?

Se guardiamo la storia dello sciopero della fame, allora in genere succede qualcosa nel corso dei primi 100 giorni. O finisce con un successo o con un insuccesso. Ma in questo sciopero della fame sono successe cose che anch’io non mi aspettavo. Ho preso la decisione da sola e non volevo lasciare questo ai giovani. Ma con la partecipazione delle amiche e degli amici in carcere e in molti luoghi del mondo, a partire dal 38° giorno non ero più sola con lo sciopero della fame. Migliaia di amiche e amici, come le mie care Sebahat Tuncel e Selma Irmak, hanno resistito insieme a me. Abbiamo previsto che il governo AKP-MHP non avrebbe compiuto passi facilmente. Ma la nostra richiesta era una richiesta legittima dal punto di vista del diritto e io non mi aspettavo che lo sciopero durasse tanto a lungo.

Com’è stata la fase durante lo sciopero della fame in carcere?

Il carcere di Amed (Diyarbakır) per me aveva un lato tutto diverso. È lo spirito lì. La resistenza del 14 luglio [1982], Mazlum Doğan e »i quattro« …, che anche Sakine Cansız una volta sia stata lì. Il carcere di Amed era una fortezza di resistenza. Questo collegamento per me è stato significativo, mi ha motivata e rafforzata.

Cosa hai vissuto insieme alle compagne di cella nei primi 79 giorni di sciopero della fame in carcere?

Ho vissuto una solidarietà indescrivibile da parte delle donne. Quando le mie amiche mi guardavano negli occhi, vedevo la loro convinzione. C’era una tale abnegazione … Alcune di loro non hanno partecipato ai loro processi per stare con me, anche se dovevano essere liberate. Una solidarietà e emotività incredibile. E poi, quando sono stata liberata, le mie amiche e i miei amici fuori sono stat* al mio fianco fin dal primo momento.

Durante l’udienza in cui hai annunciato il tuo sciopero della fame, hai dichiarato che sei molto influenzata dalla filosofia di Öcalan sulle donne. Durante questo sciopero della fame hai ricevuto critiche da alcune aree femministe, che Öcalan è un uomo e che tu come donna sei entrata in sciopero della fame per un uomo. Come valuti lo sguardo di Öcalan verso le donne e come consideri questa critica?

Quando Öcalan ha iniziato la lotta per il Kurdistan, ha attribuito alla lotta delle donne un ruolo particolare. Ha dichiarato che una rivoluzione senza la donna è una rivoluzione incompleta, che qualcosa in cui la donna non sia coinvolta, non può essere definito libertà. La rivoluzione del Rojava è un buon esempio per questo. Questa filosofia è un approccio, un’ideologia di liberazione delle donne, che ha un carattere di soluzione per tutte le donne del mondo. Per esempio con i suoi contributi, come la proposta della co-presidenza, la concettualizzazione della Jineolojî e proposte e lavori simili, ha dato un contributo importante per garantire nella lotta curda e nella politica democratica una rappresentanza alla pari della donna. Öcalan ha dichiarato perfino: »La lotta delle donne deve essere sviluppata, se necessario sono pronto a lavorare per voi a questo scopo.« Non ha mai uno sguardo presuntuoso sulle donne e non ha un approccio orientato al comando. Alcuni movimenti di donne e amiche della Turchia possono aver formulato critiche del genere. Ma io allora devo dire che evidentemente non abbiamo potuto spiegare alle donne, o abbiamo spiegato in modo insufficiente, perché approviamo la punto di vista di Öcalan rispetto alle donne. Io penso che la risposta a questa domanda in sé già potrebbe essere oggetto di un’intervista. Mi piacerebbe discutere di questo tema con movimenti delle donne per giorni interi.

È stata una fase che ti ha avvicinata molto alla morte, e questo per una vita degna di essere vissuta. Tu hai sempre detto che avresti accettato la morte. Ma ci sono stati anche momenti di paura?

Sulla possibilità di morire pensavo questo, può succedere che io muoia, ma tanto un giorno comunque moriremo tutti. Ma se alla fine dell’azione sarò viva e avrò avuto successo, questo darà ancora più morale a me e alla lotta. Naturalmente volevo vivere. Io ora penso che se fossi morta, senza vedere l’oggi, questo per me sarebbe stata una perdita. Ma per fortuna è andata così.

Le e gli avvocat* hanno incontrato Öcalan il 2 maggio e il 6 maggio hanno annunciato al pubblico l’incontro. Perché non hai smesso lo sciopero della fame dopo questa dichiarazione?

Dopo quell’incontro non c’era alcun indizio del fatto che fosse rimosso il divieto di visita illegale che durava da anni. Perfino le e gli avvocat* che hanno potuto visitare Öcalan sono stati decisi dal governo. Non c’è stata una dichiarazione al pubblico che il divieto di visita era abrogato. Sì, le e gli avvocat* sono andat* una volta a un incontro. Ma dopo? Non succedeva niente. Dovevamo sapere se il divieto era stato abrogato e ne abbiamo aspettato una comunicazione giuridica e ufficiale.

Il Ministro della Giustizia Abdülhamit Gül in fondo aveva fatto una dichiarazione

Sì, ma c’era un paradosso di questo tipo. Ha dichiarato che il divieto era revocato, ma le richieste di visita delle e degli avvocat* restavano senza risposta. E dall’altro lato la famiglia di Öcalan veniva ostacolata con procedimenti disciplinari. Tutto questo significava che il problema non era risolto. Per queste ragioni non abbiamo considerato sufficiente il primo incontro.

Come hai ricevuto il messaggio di Öcalan dopo la seconda visita delle e degli avvocat*? C’è stato un messaggio particolare per te?

Le e gli avvocat* dello Studio Legale Asrin sono venut* da me e hanno condiviso con me il messaggio. Il messaggio particolare di Öcalan a me era di stare attenta alla mia salute e di analizzare la politica del Mahatma Gandhi. Ha detto che anche Gandhi approvava lo sciopero della fame, ma allo stesso tempo conduceva una politica efficace. Ha dichiarato che bisogna prediligere non la morte ma la vita, e lottare con ancora più forza. Dopo questo messaggio abbiamo messo fine al nostro sciopero della fame con l’obiettivo di una politica ancora più efficace per la revoca dell’isolamento, per la creazione di una Turchia democratica e di una pace onorevole.

Cosa ti ha creato più difficoltà di tutto in questa lunga lotta?

Durante questa azione ho vissuto tre grandi sconvolgimenti. Il primo è stato la mia liberazione dal carcere nel 79° giorno. Sapevo che la decisione era diretta a spezzare la mia resistenza. La seconda e più difficile fase, è stata la fase dopo le azioni di sacrificio che iniziò con Zülküf Gezen. Quando ho iniziato questa azione non volevo che qualcun altro entrasse in sciopero della fame. Perché non potevo sopportare il dolore dei giovani. Per questo sono stata molto colpita dalla diffusione dello sciopero della fame. Queste amiche e amici erano in carcere già da anni e erano entrati sciopero della fame più volte.

Le lettere e i saluti che ho ricevuto da loro mi hanno dato forza, ma facevano anche male. Altrimenti sarebbe successo qualcosa solo a me, ma loro non dovevano riportare danni. Più di tutto mi hanno toccata le amiche e gli amici che si sono sacrificati e hanno fatto in modo che questa azione abbia condotto al successo. Il terzo grande sconvolgimento è stato il digiuno fino alla morte di 30 amiche e amici. Da quel giorno non riuscivo più a respirare nel vero senso del termine. Pensavo: »Piuttosto voglio morire che vedere la loro morte.« Più tardi ho capito che questo era uno sguardo sbagliato. Sì, quest* amic* si sono sacrificat* per noi, ma migliaia di amic* nelle carceri si regolavano secondo la mia salute e non devo mostrare loro questo dolore. Pensavo così.

Mi sono focalizzata sul successo e ho concluso questa fase in modo motivato. Dall’altro lato ho anche perso mia madre. Come persona che era in carcere anche quando è morto suo padre, la notizia della morte di mia madre mi ha colpita molto duramente. Proseguire la resistenza con questo dolore è stato estremamente difficile.

Vorrei parlare del messaggio di Öcalan. Come valuti nel messaggio il punto sulla Siria, dove si dice che bisognerebbe »tenere conto delle riserve della Turchia«?

In Rojava si è raggiunto un determinato punto. La Turchia costruisce un muro e in questo modo cerca di dividere i due popoli. La Turchia ha occupato Efrîn, scacciato la gente dalle sue case e ora sposta lì gli jihadisti. La Turchia opprime i popoli nel Rojava. Nonostante questo Öcalan dice che le Forze Democratiche della Siria (FDS) dovrebbero tenere conto delle riserve della Turchia. Questo è molto significativo e la Turchia dovrebbe saperlo apprezzare. Bisogna capire il rilievo della fratellanza dei popoli. Per questo bisogna sviluppare una politica corrispondente. Io penso che la dichiarazione di sette punto di Öcalan determinerà molto presto l’agenda in Turchia. La dichiarazione di Salih Muslim e la dichiarazione delle FDS che attribuiscono significato alle parole di Öcalan sono sviluppi importanti.

Su cosa si fonda la previsione che il messaggio di Öcalan presto occuperà l’ordine del giorno in Turchia?

L’AKP attualmente conduce una politica che non può essere seguita oltre. Cosa succede in un vicolo cieco politico di questo tipo? Una crisi economica. Per quanto cerchino di mascherarla, c’è una profonda crisi economica in Turchia. L’ultimo messaggio di Öcalan fondamentalmente mostra alle società della Turchia una via d’uscita. La questione curda forse non è l’unico problema della Turchia, ma il più importante. Se solo teniamo presente il budget che annualmente viene messo a disposizione per questa guerra, la soluzione del problema poterà con sé un avanzamento incredibile.

Secondo te verranno di nuovo iniziati negoziati?

Questo non posso prevederlo, ma anche se non sono negoziati, una normalizzazione all’interno della Turchia in cui vengono alzati i criteri democratici e intraprese riforme giuridiche e liberali, poterà automaticamente con sé una fase del genere. Öcalan nell’ambito delle sue possibilità sosterrà una fase del genere, e noi che siamo comunque attiv* nell’ambito della politica democratica, faremo lo stesso.

Quanto pensi sia vicina la pace onorevole e tu che ruolo avrai in questo? Pensi che con questo sciopero della fame sia aumentata la tua responsabilità?

Siamo molto vicini a questa pace e molto lontani. Lontani perché coloro che governano la Turchia e gli Stati del Medio Oriente dispongono di una mentalità molto tradizionale e molto basata sul potere. Questa mentalità deve cambiare. Una pace durevole e onorevole è molto vicina perché sta crescendo una nuova generazione. Questa generazione non accetta l’attuale restare fermi sullo status quo. Chiede libertà globale e democrazia. Vuole uguaglianza e la rimozione dei confini. Vuole un mondo più libero, in cui si pensi globalmente. E proprio questa generazione da speranza. La politica diventa più giovane e le donne partecipano attivamente e le danno i loro colori. Con questo la politica si democratizza. Per questo penso che una pace durevole sia vicina.

Öcalan deve essere partecipe di questa pace. Perché Öcalan con la sua prospettiva della Nazione Democratica presenta un progetto nel quale è possibile un Medio Oriente nel quale tutti i popoli vivono insieme. Dopo questi scontri una pace è possibile solo con lui. Questo non lo dico solo io, è una realtà. Per questo ho iniziato lo sciopero della fame, per potare all’esterno la voce di Öcalan. La dichiarazione di sette punti che è stata resa pubblica dopo il primo incontro con le e gli avvocat*, ha esposto ancora una volta questa realtà.

Continuerò la lotta con la responsabilità delle amiche e degli amici che si sono sacrificati e delle migliaia di prigionier* che continuano la mia lotta. Farò tutto ciò che è in mio potere per essere all’altezza di questo popolo, che ha dedicato la sua vita e tutto ciò che ha alla lotta.

Vuoi dare ancora un messaggio?

A coloro che non mi hanno lasciata sola per 200 giorni, naturalmente. Ringrazio tutte e tutti, prima tra tutti la società curda, le amiche e gli amici socialist* e rivoluzionar*, tutte e tutti che in tutto il mondo hanno mostrato la loro solidarietà internazionalista, Nora delle Madri della Plaza De Mayo, Leila Chaled, Margaret Owen, le e gli Accademic* per la Pace, le organizzazioni delle donne, rappresentanti religios*, la delegazione Kakai dal Kurdistan del sud, i e le giovani e bambin*…

E naturalmente le donne che in carcere e a casa si sono occupate di me. Naturalmente ringrazio la mia famiglia che dall’inizio alla fine è stata pazientemente al mio fianco. Il successo è di tutt* noi.

Quale titolo daresti a questa resistenza?

Abbiamo sperato, lottato e vinto!

 

Kurdistan Report 204 | luglio/agosto 2019

Intervista di Sabiha Temizkan a sua madre Leyla Güven

http://www.kurdistan-report.de/index.php/archiv/2019/68-kr-204-juli-august-2019/861-wir-haben-gehofft-gekaempft-und-gesiegt


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