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Retekurdistan.it | 20 agosto 2019

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„Se la Turchia attacca la guerra si allargherà“

„Se la Turchia attacca la guerra si allargherà“

6 agosto 2019


Newroz Ehmed del comando generale delle FDS spiega che non vogliono una guerra. In caso di attacchi della Turchia però si arriverà a misure di rappresaglia e la guerra si allargherà.Lo Stato turco con la sua insistenza su una zona di occupazione larga 32 chilometri minaccia la sicurezza in Siria del nord e dell’est. Ieri Erdoğan ha di nuovo annunciato un ingresso nella regione. L’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est persegue una soluzione negoziata e offre una sorveglianza del confine da parte delle forze armate della coalizione internazionale in una zona larga cinque chilometri dalla quale potrebbero essere ritirate le YPG/YPJ e che sarebbero sotto il controllo della popolazione locale. Lì ci sarebbero pattuglie fuori dalle città, alle quali potrebbero partecipare anche osservatori turchi non armati. Come contropartita ai profughi di Efrîn dovrebbe essere riconosciuto il diritto di tornare nella loro terra.

Città lungo il confine sarebbero nella zona di occupazione

Nella regione che comprende Siria del nord e dell’est vivono curd*, arab*, suryoye, armen*, ezid*, turkmen*, circass* e cecen*. Molte delle grandi città sotto l’Amministrazione Autonoma come Derik, Tirbespîyê, Qamişlo, Amûde, Serekaniyê, Dirbesîyê, Girê Spî, Kobanê e Minbic si troverebbero nella zona di occupazione dichiarata „zona di sicurezza“ se venissero messe in pratica le idee della Turchia.

L’agenzia stampa ANHA ha parlato con Newroz Amed del comando generale delle Forze Democratiche della Siria (FDS) dell’incombente invasione militare turca e di ciò che ne conseguirebbe. Riportiamo l’intervista tradotta (in tedesco NdR).

Com’è nata la discussione su una zona di sicurezza?

Non avevamo in alcun modo all’ordine del giorno una „zona di sicurezza“. Perché la nostra regione è già sicura. Ma quando IS si è avvicinato alla sua sconfitta, determinate forze hanno cercato di conquistare il controllo sulla regione. Questi piani sono falliti. Noi eravamo in contatto con i Paesi nostri vicini, anche con la Turchia. C’erano colloqui, anche se ufficiosi. Lo Stato turco sa benissimo che non abbiamo mai attaccato il suo territorio. Non abbiamo mai preso parte a qualche tipo di sforzi di mettere in pericolo la politica dello Stato turco. Ma nonostante questo nell’ultimo periodo le loro minacce sono aumentate. Pensano: i curdi hanno raggiunto uno status in Kurdistan del sud e qui gli riuscirà la stessa cosa. Una cosa del genere lungo il loro confine non vogliono ammetterla. Questa è la loro unica motivazione. Per questo minacciano e preparano l’attacco.

Lazona di sicurezzaè arrivata nella nostra agenda come minaccia

Non abbiamo alcuna intenzione di attaccare lo Stato turco. Siamo già completamente impegnati a difenderci dagli attacchi alla nostra popolazione nel nostro territorio. Ma lo Stato turco ripete continuamente che non tollera una forza del genere sul suo confine. La „zona di sicurezza“ è arrivata nella nostra agenda attraverso minacce. Noi come gente di questa regione e come forze di difesa diciamo che qui è sicuro. La nostra popolazione vive in pace e esercita liberamente la sua identità e la sua fede. Ci sono molti profughi che oggi vivono in Siria del nord e dell’est.

Cosa vuole ottenere lo Stato turco con la zona di sicurezza“?

Noi lo diciamo in tutta chiarezza: noi non vogliamo che la guerra continui. Possiamo risolvere i problemi che lo Stato turco solleva come pretesto per una guerra attraverso il dialogo. Lo Stato turco davanti agli occhi del mondo intero è penetrato nel territorio di un altro Paese. Cosa succede a Bab, Cerablus, Azaz, Idlib e Efrîn tutti possono vederlo. Ora con le stesse scuse vogliono entrare in Siria del nord e dell’est. La nostra regione è già sicura, ma noi siamo aperti a una discussione sulla zona di sicurezza che desiderano. Non vogliamo esporre il nostro popolo a un’altra guerra. Vogliamo, per quanto possibile, arrivare a un accordo con queste forze. Vogliamo un risultato che stia bene al nostro popolo e che sgomberi le ragioni dello Stato turco.

Non può essere che lo Stato turco stia nella regione

Possiamo formare forze per la sicurezza dei confini e garantire che da parte nostra non ci saranno attacchi. Ma lo Stato turco non vuole che i popoli della regione si difendano. E noi non accettiamo forze armate dall’esterno per la difesa. Tutti devono sapere che il desiderio dello Stato turco di essere presente nella regione è inaccettabile perché lo Stato turco le regioni dove avanza le occupa e ci resta a lungo termine. Sul confine ha ucciso così tante persone. Per la gente nella regione è impossibile accettare una cosa del genere.

Cosa progetta lo Stato turco con la zona di 32 chilometri?

Lo Stato turco con determinate forze e il regime siriano ha progettato di imporci la zona di 32 km. Questo piano deve dare allo Stato turco il controllo su una striscia larga 32 km. Altre forze andranno anche in Siria del sud. In questo modo vogliono spartirsi la regione e distruggere i valori creati a caro prezzo. Questa è la grande minaccia e la vera intenzione dello Stato turco.

Esiste un nesso tra gli attacchi di IS e le minacce turche?

Ogni volta che lo Stato turco ci minaccia, IS rafforza i suoi attacchi nella regione. Gli attacchi negli ultimi tempi sono aumentati in modo evidente. Questo mostra che lo Stato turco vuole rivitalizzare IS e controllare attraverso di lui la regione. Se questo fallisce, si vuole almeno creare caos. IS ha già dichiarato chiaramente che l’organizzazione dai campi nei quali si trovano le famiglie di IS rivivrà. Membri di cellule dormienti catturati dalle nostre forze dicono che si „prenderanno la loro vendetta“ e torneranno nella regione. Questa è una minaccia seria. La rivitalizzazione di IS è una minaccia per l’umanità, non solo per la regione. Si, possiamo tenere membri di IS in carcere fino a un certo punto, ma questo è un peso per noi. Per queste bande devono essere istituiti tribunali internazionali.

Il comando delle FDS di recente si è incontrato con il generale CENTCOM statunitense Kenneth McKenzie e l’incaricato speciale della coalizione internazionale William Roebuck. A che livello hanno avuto luogo questi incontri con i rappresentati USA? Hanno portato a risultati?

Abbiamo parlato con i rappresentanti USA delle minacce turche, delle nostra condizioni per una „zona sicura“, della nostra insistenza per una soluzione attraverso il dialogo e delle attività delle cellule dormienti di IS. Si sono pronunciati a favore dell’individuazione di una soluzione senza un’altra guerra nella regione. Le minacce turche bloccano la soluzione. Gli ultimi incontri non hanno portato risultati concreti, ma il processo e i nostri incontri continuano. Naturalmente anche noi vogliamo risultati. Ma il risultato deve soddisfare il nostro popolo. La gente qui sa che nel mirino non ci sono solo i curdi, ma che l’obiettivo è di annientare il progetto in crescita di una convivenza pacifica nella regione. Noi in un periodo difficile e violento attraverso il sostegno della nostra popolazione abbiamo conseguito grandi conquiste. Noi proteggeremo la nostra popolazione. Il nostro popolo sa che non può vivere da nessun’altra parte che nella propria terra. Se lo Stato turco attacca, faremo una guerra pesante per difendere il nostro popolo. Noi siamo aperti al dialogo e vogliamo sostenere gli sforzi per una soluzione, ma se necessario faremo ovunque una resistenza massiccia.

Nei media lo Stato turco parla continuamente di un ritorno dei profughi siriani. Prima dell’invasione di Efrîn questa questione è stata usata come pretesto per l’occupazione. Perché ne parlano?

Lo Stato turco usa i profughi siriani come pretesto per legittimare la sua occupazione di fronte all’opinione pubblica. Ma la gente della Siria del nord non è fuggita in Turchia, vive nel suo Paese. Coloro che dalla Siria del nord erano fuggiti in Turchia, erano un numero piccolo di persone legate a IS e sostenute dallo Stato turco. Quando abbiamo liberato Gîre Spî, alcuni piccoli gruppi sono fuggiti e si sono spacciati per membri dell’Esercito Siriano Libero. Lo Stato turco usa i migranti come pretesto per dire che le persone dalla regione si sono trasferite in Turchia e che ora li manderanno a casa. Cercano una base per i loro attacchi, e le la trovano, vogliono iniziare un attacco complessivo. Vogliono legittimare la loro invasione. Ma questo non è possibile.

Quale sarà la vostra strategia nel caso di una attacco?

Se lo Stato turco non è pronto a trovare una soluzione e spinge per una guerra, deve sapere che siamo pronti per la guerra. Nel caso di un loro attacco alla regione, la guerra non si limiterà alla zona che è stata attaccata. Lo Stato turco vuole entrare man mano in tutta la regione e completare ciò che hanno iniziato a Efrîn. Abbiamo un confine lungo con lo Stato turco. Se ci sarà una guerra, tutto il confine sarà zona di guerra. Naturalmente la guerra è una grande minaccia per il popolo. Ci sono milioni di civili di tutti i gruppi etnici nella regione interessata. E una guerra cambierebbe completamente l’equilibrio nella regione. Ci sono anche altre forze in Siria. Il regime siriano cercherà di riprendere il controllo su tutta l’area. Nella regione ci sono truppe iraniane e gruppi jihadisti. In particolare IS rappresenta una minaccia per il nostro territorio. Se ci sarà un’altra guerra, IS la sfrutterà e ritornerà. Deve essere chiaro anche che migliaia di profughi vivono in campi. Anche la loro vita viene messa in pericolo da un attacco. Ci sono anche detenuti di IS, in particolare quelli che sono stati arrestati durante l’operazione a Deir ez-Zor. Se la Turchia attacca, questi jihadisti probabilmente fuggiranno e si riorganizzeranno.

Ci sono colloqui con il regime siriano sulle minacce turche?

In passato abbiamo avuto incontri con il regime siriano, ma il regime vuole tornare allo status quo ante. Vuole fingere che non sia successo niente e imporre le sue condizioni. Il regime vuole presentarci come se avessimo tradito il Paese e ammesso forze armate straniere su territorio siriano. Come se fossimo partner di forze armate straniere. Non è così. Il regime siriano sa molto bene che non abbiamo portato qui nessuno, le partnership sono il risultato degli eventi nella regione.

Forze armate straniere sono entrate in territorio siriano per via dell’atteggiamento del regime. A volte il regime si è posizionato contro gli attacchi dello Stato turco, ma in realtà condividono le stesse opinioni. Noi insistiamo sul dialogo per cambiare la loro mentalità della negazione e dell’annientamento. Gli attacchi sono pericolosi anche per il regime siriano. In fin dei conti è territorio siriano che viene occupato. Se la Turchia attacca, allora non sarà possibile dopo rimettersi insieme a un tavolo e risolvere nel dialogo. La situazione si aggraverà e si complicherà in modo evidente. Detto in breve, abbiamo occasionalmente avuto incontri con il regime siriano, ma purtroppo non abbiamo potuto raggiungere un risultato.

Fonte: ANHA/ANF


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