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Retekurdistan.it | 16 settembre 2019

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„L’unico obiettivo della popolazione di Efrîn è il ritorno“

„L’unico obiettivo della popolazione di Efrîn è il ritorno“

6 agosto 2019


Şêxo İbrahim del campo profughi Berxwedan spiega che la popolazione di Efrîn non si toglie dalla testa l’obiettivo di tornare nella sua terra natia e allo stesso tempo si auto-organizza.di ROJ DENİZ/HİVDA HEBUN

Con l’occupazione di Efrîn nel marzo 2018 centinaia di migliaia di persone hanno dovuto fuggire dalla loro terra natia nelle regioni di Şehba e Şerewa per cercare rifugio. Solo due anni prima la regione di Şehba stessa a causa di IS e del Fronte Al-Nusra aveva vissuto essa stessa una grave guerra, motivo per cui la regione era completamente devastata. In molte case abbandonate e distrutte si trovano ancora le mine di IS. I profughi di Efrîn tuttavia inizialmente hanno dovuto sistemarsi in questi villaggi e quartieri abbandonati. Solo dopo un certo periodo con l’auto della Federazione Siria del Nord e dell’Est sono stati eretti campi nei quali i profughi hanno trovato protezione. Nella zona di Şehba sono nati i campi Berxwedan, Serdem e Efrîn. Nel distretto di Şerewa è stato costruito il campo Veger. Qui vive gente di Efrîn da ormai circa un anno e mezzo. Şêxo İbrahim fa parte della direzione nel consiglio del popolo del campo Berxwedan. Ci ha dato informazioni sul modello organizzativo del campo, la quotidianità e i bisogno urgenti delle persone.

Comuni come strumenti di auto-aiuto

Şexo İbrahim ci spiega che la fase di fondazione del campo è andata di pari passo con un processo di auto-organizzazione e di costruzione di un proprio sistema di amministrazione:

„Il mondo ha taciuto quando Efrîn attraverso un accordo politico internazionale che equivale a un complotto, è stata lasciata all’occupazione. La gente di Efrîn aveva opposto per 58 giorni una storica resistenza contro gli occupanti. Noi sapevamo fin dall’inizio che da qui non lottavamo solo contro lo Stato turco, ma contro tutti gli Stati che erano parte di questo complotto. Quando non ci è rimasta altra via, abbiamo dovuto emigrare a Şehba. Lì non solo avevamo problemi di posto, ma anche a stento possibilità. La gente di Efrîn però non si è lasciata scoraggiare neanche da questo. Inizialmente da cinque a sei famiglie trovavano rifugio in una casa.

Per rispondere ai bisogni della popolazione poi abbiamo rapidamente costruito il campo. Già il 23 marzo il campo era in piedi. La gente ha dato sostegno in modo attivo nel piantare le tende. Il campo è cresciuto rapidamente. Così non solo abbiamo costantemente ampliato le dimensioni del campo, ma abbiamo anche iniziato a costruire il nostro modello di autogoverno. Perché sul posto non c’era niente, neanche impianti sanitari. Abbiamo formato la prima comune e con il suo aiuto la gente ha iniziato a occuparsi da sé dei bisogno più urgenti. I primi due mesi sono stati molto difficili. Ma poi è cresciuto il numero di comuni. Ormai in tutto il campo sono 14. Ogni comune elegge i suoi co-Presidenti e è costituita da diverse commissioni. Le comuni si sono occupate da sé delle questioni urgenti della quotidianità. Di questo inizialmente faceva parte la costruzione di bagni, posti per lavarsi e l’approvvigionamento di acqua e pane. Nei primi tre mesi nessuna organizzazione umanitaria si è affacciata nel campo. La popolazione stessa si è occupata dei propri bisogni e ha avuto unicamente il sostegno dell’Amministrazione Autonoma.“

La popolazione si prepara al rientro

L’obiettivo della gente di Efrîn resta tuttora il ritorno nella sua terra natia, riferisce Ibrahim. Ma ormai si è sviluppato anche il sistema di autogoverno nel campo, spiega e prosegue: „Oggi c’è un consiglio di 23 componenti che coordina i lavori nel campo. Come ho detto, all’inizio era molto difficile. La gente di Efrîn aveva perso suoi famigliari nella guerra contro l’occupazione. Per la prima volta era confrontata con una situazione del genere. Ma poi lentamente ha costruito il suo sistema. Infatti c’era un’esperienza di sette anni di auto-organizzazione già a Efrîn. Ora il sistema delle comuni e dei consigli veniva trasferito anche a Şehba. Nel nostro campo Berxwedan oggi vivono 720 famiglie costituite da 2.900 persone. Sono nati diversi comitati. Ne fanno parte comitati per l’amministrazione comunale, per le donne, per le questioni sociali e per la pace e la giustizia. In questo modo il consiglio e le comuni regolamentano i problemi quotidiani delle persone. Ogni mese il consiglio e le comuni tengono assemblee con tutta la popolazione. Ci sono anche unità per l’istruzione della popolazione. Nell’offerta formativa si tratta di questioni dell’auto-organizzazione, ma anche dell’obiettivo del ritorno a Efrîn.

Dei problemi della pulizia del campo, della fornitura di acque e questioni simili si occupa l’amministrazione comunale. Nel campo c’è un’unità di sicurezza di 30 componenti che fa costantemente la guardia. Il comitato per la pace e la giustizia regolamenta le liti tra la popolazione del campo. Poi qui c’è un’istruzione scolastica auto-organizzata per i circa 700 bambini. Si insegna in lingua curda e araba, ma ci sono anche lezioni di inglese e francese. Questo nei tratti fondamentali è il nostro sistema qui. E questo sistema è una necessità urgente. Perché se non ci occupiamo da noi dei problemi, siamo in balia delle forze ostili. Il sistema quindi è anche un’auto-protezione. Così come dobbiamo regolamentare i nostri bisogni quotidiani, abbiamo bisogno anche di una routine di assemblee e di formazione. La popolazione ormai ne è consapevole. all’inizio hanno faticato un po’. Alcuni non volevano partecipare, perfino lasciare il campo. Ma questo è cambiato. Per la gente le intenzioni degli occupanti ora sono più chiare. Capiscono meglio a cosa mira la politica nemica e quale atteggiamento deve assumere contro questo.“

Esposti all’embargo del regime

Attualmente le difficoltà maggiori gli abitanti del campo li vive nel settore della sanità. Questo ha a che fare soprattutto con il fatto che le vie di accesso a Şehba sono state chiuse dalle forze del regime di Assad.

„La questione delle cure sanitarie è una grande sfida. Nel campo c’è una tenda sanitaria della Mezza Luna Rossa Curda (Heyva Sor a Kurdistanê). Ma per problemi di salute gravi mancano i medici corrispondenti. Questo vale per esempio oculisti, neurologi e psicologi. Qui nel campo semplicemente non ci sono e le persone non hanno la possibilità di recarsi da questi medici all’esterno del campo perché il regime ha bloccato le vie di accesso alla regione. La conseguenza è che il numero di persone che in questa zona ha bisogno di cure mediche aumenta costantemente. Poi qui vigono molti anziani. In estate fa molto caldo, in inverno invece il clima è molto freddo. Ora è estate e non ci sono impianti di condizionamento. Le persone anziane ne soffrono molto. Per quanto la popolazione e la federazione cerchino di aiutare, purtroppo non basta.

Anche la disoccupazione è un problema. Nel campo ormai abbiamo istituito una „zona commerciale” fatta di 80 piccoli negozi. Questo un po’ aiuta. Ma a Şehba in generale c’è pochissimo lavoro. E in alcune famiglie semplicemente mancano persone che siano in grado di svolgere un lavoro. Queste allora hanno bisogno di aiuto. Ma da fuori a stento arrivano aiuti. L’organizzazione umanitaria della Mezza Luna siriana ci da un po’ di aiuti. Ma i problemi restanti dobbiamo risolverli con i nostri mezzi“, spiega Ibrahim che alla fine fa appello per il sostegno internazionale per le e gli abitanti del campo.

Fonte: ANF


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