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Retekurdistan.it | 20 ottobre 2019

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L‘IHD pubblica il rapporto semestrale sulle violazioni dei diritti umani

L‘IHD pubblica il rapporto semestrale sulle violazioni dei diritti umani

3 agosto 2019


L’associazione per i diritti umani IHD ha pubblicato il rapporto semestrale sulle violazioni dei diritti umani nelle zone curde. L’organizzazione documenta un amento di torture e rileva: „Il diritto alla vita viene calpestato.” All’inizio della settimana l’associazione per i diritti umani con sede in Turchia IHD (İnsan Hakları Derneği) nell’ambito di una conferenza stampa a Amed (Diyarbakir) ha pubblicato un rapporto semestrale sulle violazioni dei diritti umani nelle zone curde. La vice-Presidente dell’IHD Rahşan Bataray nella presentazione del rapporto ha parlato di estese misure repressive delle autorità turche e di un massiccio aumento della tortura, in particolare nelle carceri. Il potere politico avrebbe scosso la vita democratica fino alle fondamenta, l’entità della sempre maggiore frequenza di guerre e il contesto conflittuale sarebbero il maggiore ostacolo per l’esercizio di tutti i diritti individuali e collettivi, in particolare del diritto alla vita, così l’attivista per i diritti umani. Il rapporto fa notare anche un amento del numero di persone armate, la violenza contro le donne e abusi nei confronti dei bambini.

Alcuni eventi importanti nei primi sei mesi dell’anno:

Per il primo semestre sono stati documentati 1.567 fermi (tra cui 41 bambini), 222 arresti (tra cui due bambini) e 15 misure di arresti domiciliari. In almeno 65 casi durante la custodia di polizia ci sono stati maltrattamenti o torture, 30 persone sono stata maltrattate o torturate fuori dalle sedi statali, per esempio durante retate o in strada. In questo contesto l’IHD fa notare in particolare le torture a Xelfeti (Halfeti). Nel capoluogo di provincia a Riha (Urfa) il 18 maggio 51 persone erano state arrestate dopo uno scontro armato, tra cui intere famiglie e minorenni, che nella centrale anti-terrorismo della direzione provinciale di polizia sono state pesantemente torturate. I loro legali avevano lamentato che tutti gli interessati a causa delle torture presentavano ossa fratturate, molti perfino fratture del cranio. Alcuni dei torturati erano stati resi irriconoscibili, nonostante questo gli erano state negate le cure mediche.

Tortura sistematica nelle carceri

Ma anche nelle carceri in Turchia la tortura è ampiamente diffusa e avviene tuttora in modo sistematico. Al primo posto delle violazioni dei diritti umani in carcere ci sono i trasferimenti in località lontane dalle famiglie, la negazione di cure mediche, torture e trattamenti indegni di esseri umani, provvedimenti disciplinari, isolamento, il rifiuto di quotidiani e altri media e l’impedimento di visite da parte dei famigliari e l’interruzione della comunicazione nella lingua madre. Come si afferma nel rapporto IHD, tra gennaio e giugno almeno 64 prigionieri condannati sono stati colpiti da tortura e violenza massiccia.

Baratay ha dichiarato inoltre: „Nelle carceri nelle regioni curde secondo le nostre informazioni si trovano 1.334 prigionieri malati. 458 di loro sono malati gravi e per via del diniego di cure mediche praticamente sono abbandonati alla morte.“ Il rapporto inoltre fa riferimento alla situazione del precursore curdo Abdullah Öcalan e degli altri tre prigionieri sull’isola carcere di Imrali. Con lo sciopero della fame durato mesi contro l’isolamento del fondatore del PKK per la prima volta dopo otto anni è stato possibile produrre nuovamente un contatto tra il 70enne e la sua assistenza legale. Un’altra visita dei legati di Öcalan sull’isola è avvenuta circa tre settimane dopo. Il 5 giugno alla fine i famigliari dei quattro prigionieri hanno potuto visitarli a Imrali. Altre due visite dei legali sono avvenute il 12 giugno e il 18 giugno alla vigilia delle elezioni per il sindaco a Istanbul. Da quando l’AKP il 23 giugno ha perso queste elezioni, a Imrali vige di nuovo l’isolamento totale. Le ultime domande del team di legali non hanno avuto risposta. Le richieste di visita dei famigliari sono vengono rifiutate dal 5 giugno con riferimento all’ordinamento penitenziario. Rahşan Baratay ha dichiarato che il nuovo isolamento rappresenta un ostacolo estremamente pesante nella ricerca di una soluzione pacifica della questione curda.

Nessuna vita normale nelle cosiddette zone interdette

Nel rapporto l’IHD inoltre fa riferimento alla situazione di civili curd* nelle zone rurali che vengono continuamente colpiti da coprifuoco perché i loro villaggi nell’ambito di operazioni militari dell’esercito turco vengono dichiarate cosiddette „zone di sicurezza speciali“. Per la popolazione civile questi divieti rappresentano l’isolamento totale dal mondo esterno, ha detto Baratay. „In queste circostante non è possibile uno svolgimento normale della vita quotidiana. Queste persone vengono penalizzate in modo mirato. Con incendi di boschi e estesi nel territorio che si verificano durante le operazioni, le e i cittadin* inoltre subiscono danni economici.”

Violenza su donne e bambini

L’IHD inoltre rileva che la violenza sui bambini, abusi sessuali, lavoro minorile e „omicidi sul lavoro“ di bambini, matrimoni infantili, assenza di istruzione nella lingua madre e deficit nel sistema formativo fanno parte delle violazioni più evidenti all’ordine del giorno.

In un elenco delle violazioni dei diritti umani nei confronti di donne e bambini nei primi sei mesi dell’anno si afferma: „Sei suicidi di donne e un tentativo di suicidio; 22 donne morte e 17 ferite a causa di violenze da parte di famigliari; 16 violenze contro donne in pubblico, delle quali otto finite con la morte; sette donne stuprate; una donna costretta alla prostituzione; un suicidio infantile e due tentativi di suicidio; due bambin* morti e quattro feriti a causa di violenze da parte di famigliari; un bambin* stuprat* e 17 bambin* colpiti da abusi sessuali; due violenze contro bambin* in pubblico; un bambin* sequestrato e un altro costretto alla prostituzione.”

L’organizzazione per i diritti umani nel suo rapporto critica il fatto che sempre più persone si armano legalmente o illegalmente. In dieci anni il numero è almeno decuplicato.

Fonte: ANF


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