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Retekurdistan.it | 11 dicembre 2019

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La storia di Ferhat Parlak, un giornalista indipendente nella regione curda della Turchia

La storia di Ferhat Parlak, un giornalista indipendente nella regione curda della Turchia

11 luglio 2019


Voglio condividere con voi la storia di un giovane, coraggioso giornalista, i cui anni di vita coincidono con il numero di processi che sono stati fatti contro di lui. Questa è la storia di Ferhat Parlak, un giornalista della città di Silvan nel sudest della Turchia, che ha trascorso 14 mesi in dietro le sbarre aspettando giustizia. La storia di Ferhat è anche esemplare rispetto alla difficoltà di essere un giornalista in Turchia.

La famiglia Parlak lavora nel giornalismo a Silvan, nel sudest in prevalenza curdo, fin dal 1988. Negli anni ‘90, insieme alla città di Batman, Silvan è stata un centro nevralgico per il movimento curdo islamista Hizbullah. Il padre di Ferhat, Yaşar Parlak, pubblicava il quotidiano Mücadele (Lotta). Si concentrava principalmente sui crimini commessi a Silvan da Hizbullah e dall’organizzazione di intelligence della gendarmeria (JİTEM) che il governo turco usava nella lotta contro il movimento curdo. Iniziò a ricevere minacce di morte.

“Stavamo sempre in guardia. Quando eravamo bambini, due membri di Hizbullah vennero uccisi davanti alla nostra casa. Ogni tanto qualcuno suonava il nostro campanello, ma quando andavamo a vedere chi era, non c’era nessuno. Mio padre veniva costantemente seguito e aveva sempre la sensazione che la sua vita fosse in pericolo. Lottava contro Hizbullah e JİTEM. Facevano pressioni psicologiche su mio padre,” racconta Serhat, il fratello di Ferhat Parlak.

Yaşar Parlak iniziò a scrivere un libro sul sui crimini di Hizbullah e JİTEM a Silvan. Il suo libro, “Silvan: La città dei martiri”, raccontava in dettaglio quasi 400 omicidi irrisolti, 45 attacchi che hanno portato a ferite, e 111 casi di tortura. Ma nel 2004, prima che potesse finire il libro, gli hanno sparato alla nuca in una moschea di Silvan.

Il suo assassinio resta un mistero. Il figlio maggiore Ferhat, che a quel tempo aveva 20 anni, ha seguito le orme del padre, è diventato giornalista e ha finito il libro. Ferhat ha sempre avuto problemi con le autorità e processi contro di lui. In un certo senso è diventato la voce di Silvan. Nel 2014 è finita la versione stampata del quotidiano, ma Ferhat ha continuato online. Nell’agosto2015, quando nel sudest sono scoppiati scontri nelle strade, un tribunale ha chiuso il sito del giornale, ma Ferhat ha continuato a condividere notizie su Silvan attraverso i social media.

Quando il governo ha iniziato ad imporre coprifuoco di 24 ore nella regione, i resoconti di Parlak sono arrivati ancora una volta all’attenzione delle autorità e la polizia lo ha minacciato apertamente. La sua casa e il suo ufficio sono stati perquisiti e il suo computer, riviste, libri e documenti legati al suo giornalismo sequestrati.

Quando il governo centrale ha iniziato a nominare amministratori coatti per governare le municipalità curde, Parlak ha iniziato a riferire di loro. Ha sviluppato un enorme bersaglio sulla sua schiena. La polizia ha perfino assaltato un giovane giornalista in visita a Silvan perché lo ha scambiato per Ferhat. Molti casi sono stati preparati contro di lui e 14 mesi fa è stato arrestato, ma solo questa settimana è comparso in tribunale.

Ho letto l’atto di accusa contro Ferhat, e anche la sua difesa. Viene accusato di essere membro di u un’organizzazione terroristica e chiede una condanna a 15 anni di carcere. Molte delle sue attività giornalistiche sono caratterizzate come attività militante. L’atto di accusa usa come prove vecchie fotografie di suo padre con combattenti peshmerga curdi iracheni.

Il libro “Silvan: La città dei martiri” è stato denunciato come una pubblicazione terroristica. Secondo la testimonianza di un testimone segreto, Parlak è accusato di aver costretto una persona giovane ad unirsi a un gruppo armato, ma il giovane in questione attualmente vive una vita normale a Silvan.

Ci sono molte altre testimonianze simili da testimoni segreti, ma qualche ragione questi testimoni non vengono chiamati a deporre. In una lettera scritta dal carcere, Ferhat Parlak ha detto che le prove contro di lui comprendono interviste e foto che ha fatto a Qandil, nella base del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel nord dell’Iraq, nel periodo in cui il governo turco e il gruppo armato erano impegnati in un processo di pace tra il 2013 e il +2015.

“Durante il processo di pace, agenzie stampa ufficiali e note organizzazioni, comprese Anadolu Agency, Doğan Agency, e Cumhuriyet, tra gli latri, hanno inviato quasi 100 persone a Qandil … Se andare a Qandil è un crimine, allora Anadolu e io abbiamo commesso lo stesso crimine. Perché io vengo portato in tribunale, ma Anadolu Agency non viene perseguita insieme a me?” chiede la lettera.

In breve, un giovane giornalista critica il governo e Hizbullah, si ritrova faccia a faccia con la morte e va perfino in carcere, ma siccome questo giornalista è curdo e lavora in modo indipendente, nessuno è corso in suo aiuto ed è rimasto solo e incarcerato. La storia di Ferhat è anche la storia di essere un giornalista critico, indipendente nella regione curda della Turchia.

Ferhat Parlak è stato sottoposto a 34 processi, ma ha fatto il giornalista solo per 14 anni. I suoi capelli hanno già iniziato a diventare grigi. Ha 34 anni, due bambini piccoli e tanti processi quanti sono i suoi anni.

Ferhat Parlak è stato liberato su cauzione l’8 luglio dopo 14 mesi di carcere. La sua prossima udienza si terrà a novembre.

di Nurcan Baysal

Fonte: AHVAL


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