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Retekurdistan.it | 21 agosto 2019

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Fuoco come arma

Fuoco come arma

12 giugno 2019


Nel nord della Siria e dell’Iraq bruciano i campi di frumento. Sarebbero responsabili jihadisti di ISdi Nick Brauns

Le autorità dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est domenica hanno proclamato lo stato di emergenza su parti della regione nota anche come Rojava. La ragione sono i campi di cereali in fiamme da settimane. Ormai il fuoco si avvicina alle zone intorno alle città Rumalan e Tirbespi (arabo: Kahtanija) dove vengono estratti petrolio e gas. Le autorità dell’Amministrazione autonoma, alle quali mancano veicoli anti-incendio e equipaggiamento tecnico, quindi hanno chiesto aiuto alla coalizione internazionale contro »Stato Islamico« (IS) a USA.

Il nord, per via delle sue ricche zone di coltivazione è considerato granaio della Siria. La maggioranza della popolazione fuori dalle grandi città vive di agricoltura. Per quest’anno era atteso un raccolto record, dato che dopo anni ci sono di nuovo state precipitazioni sufficienti e che dopo la liberazione dell’ultima zona controllata dalla milizia jiahdsita IS è arrivata un po’ di calma. Ma IS è tuttora attivo con migliaia di combattenti in clandestinità. Infatti, all’inizio della settimana le Forze Democratiche della Siria nell’ambito di retate nella regione intorno a Deir Al-Sor hanno sgominato cellule di IS e sequestrato numerose armi.

IS nella sua newsletter settimanale »Al-Naba« ha rivendicato l’incendio di una serie di campi. »Ci sono migliaia di ettari con cereali e orzo e davanti a voi ci sono frutteti, campi, abitazioni dei contadini e la loro struttura economica. Quindi continuate, agite e che Dio benedica il vostro raccolto«, recita l’appello di IS ai suoi seguaci.

Anche l’esercito turco e gli jihadisti da lui sostenuti sono attivi come incendiari. Così soldati hanno appiccato le fiamme a campi intorno alla città di confine siriana di Serekaniye (Ras Al-Ain), ha riferito lunedì l’agenzia stampa curda ANF. Sia intorno alla città siriana di Qamishli sia intorno alla sua città gemella Nusaybin sul lato turco del confine, sono bruciati campi dei contadini curdi incendiati dall’esercito.

Non in tutti i casi è possibile identificare i responsabili in modo univoco. Inoltre nelle zone colpite durante la guerra sono state espulse persone, e negli ultimi anni nell’ambito del progetto di arabizzazione del governo siriano, »cintura araba«, nelle zone di insediamento curde c’è stato un avvicendamento nella proprietà – rispetto al fuoco ne è la conseguenza uno scambio di accuse di colpevolezza tra tribù curde e arabe. Alcuni rappresentanti dell’opposizione siriana hanno accusato i curdi di voler punire gli arabi attraverso gli incendi dei campi per il loro sostegno a IS o all’ »Esercito Libero Sirano«.

Ad ulteriori tensioni ha contribuito il fatto che gli USA chiedono ai loro alleati curdi di non vendere più frumento in zone che sono sotto il controllo delle truppe del regime siriano. Il direttore del Comitato per l’Agricoltura dell’Amministrazione Autonoma, Salman Barudo, in questo vede per forze vicine al governo possibili motivi per incendiare i cereali. »Non possiamo dire che il regime e IS lavorano insieme, ma condividono un interesse comune di non voler vedere alcun progresso in questa zona«, ha dichiarato Barudo al quotidiano The Washington Post. Nella regione dell’Eufrate sarebbero già bruciati 16.000 ettari di terreni agricoli, ha riferito il funzionario la scorsa settimana alla pagina web Al-Monitor. Altri 4.000 ettari sarebbero stati distrutti nella Jazira nonché nelle aree a maggioranza araba di Deir Al-Sor, Raqqa, Manbij e Tabqa.

Anche in Iraq del nord dall’inizio di maggio ci sono stati complessivamente 275 incendi nei campi, dai quali secondo dati forniti dal governo di Baghdad, fino all’8 giugno sono già stati colpiti 9.250 ettari di superficie agricola. Circa la metà tuttavia è conseguenza di incidenti e sigarette buttate. L’incendio doloso è stato provato in 35 casi, in altri 84 incendi la causa non è ancora chiara. Il governo iracheno accusa IS di essere dietro a una serie di questi incendi, per scacciare la popolazione o estorcere un pizzo. Incendi dolosi ci sono stati ad esempio nella provincia di Kirkuk, dove combattenti di IS nelle ultime due settimane sono stati accusati di diversi attentati dinamitardi nella città capoluogo di provincia e assalti a villaggi.

Fonte: junge Welt

https://www.jungewelt.de/artikel/356506.syrien-und-irak-feuer-als-waffe.html

 


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