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Retekurdistan.it | 20 agosto 2019

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Crimini contro l’umanità segnano la quotidianità a Efrîn

Crimini contro l’umanità segnano la quotidianità a Efrîn

11 giugno 2019


Sequestri, omicidi, stupri e saccheggi sono diventati parte della triste quotidianità a Efrîn. Gli occupanti turchi e i loro partner islamisti ogni giorno si rendono responsabili di crimini contro l’umanità. Un tempo Efrîn era considerata porto sicuro in mezzo alla brutale guerra civile siriana. Centinaia di migliaia di persone da Aleppo e altre località della Siria qui hanno trovato rifugio. Da ormai 15 mesi però tutto è cambiato. Da quando l’esercito siriano tiene occupata la regione nel nordovest della Siria, crimini sistematici contro la popolazione a Efrîn fanno parte della quotidianità. I crimini contro l’umanità vengono commessi ogni giorno davanti agli occhi dell’opinione pubblica. Ma la Comunità degli Stati resta in silenzio. L’agenzia stampa ANHA ha documentato solo alcuni dei crimini degli ultimi giorni a Efrîn:

Assassinii arbitrari si verificano regolarmente. Da ultimi sono stati uccisi da membri dell’esercito turco Şêx Ehmed (36) e Henan Hisên (34) senza preavviso. Andavano da un villaggio all’altro per vendere frutta e verdura.

Sequestri e ricatti per ottenere riscatti sono pratica corrente dei partner islamisti della Turchia. Così 20 giorni fa sono stati sequestrati i seguenti appartenenti alla stessa famiglia di Efrîn: Mehmûd Ebdulhenan Hesen (25) Ehmed Hesen (24), Henan Ehmed Hesen (10) e Tahir Cemo Hesen (53). Dal villaggio di Heyat nel distretto Mabeta due settimane fa è stata rapita la giovane donna di nome Asya Heyder. E la mattina del 9 giugno dal villaggio di Basûta nel distretto di Şêrawa è stata sequestrata una persona di nome Elî Zekî Betal. Non si hanno informazioni sul destino delle persone sequestrata.

Anche la raccolta del „pizzo“ è diventata parte della quotidianità nella Efrîn occupata. Gli abitanti del villaggio Coqa riferiscono che gli occupanti hanno imposto loro una tassa quotidiana di 500 Lire siriane a testa.

Un altro fenomeno dell’occupazione è la distruzione della natura. Nei distretti Raco e Bilbilê di recente sono stati provocati incendi boschivi. Anche incendi dolosi di uliveti si verificano regolarmente. Gli abitanti del villaggio Kêlîbo nei pressi del distretto di Mabeta riferiscono che i loro giardini e uliveti sono stati distrutti con incendi appiccati dagli occupanti.

A tutto questo si aggiunge che gli abitanti di Efrîn vengono costretti ad issare sulle loro case le bandiere degli occupanti. Le organizzazioni islamiste costringono la popolazione non solo a issare le bandiere, ma le vendono al prezzo di 2.000 Lire siriane.

Fonte: ANF


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