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Retekurdistan.it | 18 settembre 2019

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Un nuovo processo di pace?

Un nuovo processo di pace?

3 giugno 2019


Yücel Özdemir si chiede cosa significa che l’isolamento totale di Abdullah Öcalan sia stato rimosso

Inizia un nuovo processo di pace con i curdi? Da giorni la Turchia affronta questa domanda. Motivo per questo è il messaggio del leader del PKK Abdullah Öcalan che negli ultimi otto anni non ha ricevuto più di due visite dai suoi avvocati, dalla sua famiglia o da chiunque altro.

Questo messaggio è stato consegnato dai suoi avvocati in conferenze stampa che hanno convocato dopo gli incontri sull’isola carcere di İmralı il 2 e il 22. Era stato preceduto dallo sciopero della fame di Leyla Güven, deputata dall’HDP di sinistra, al quale si sono unit* prigionier* e politic* curd* in Paesi diversi.

Lo sciopero della fame, iniziato con la richiesta di mettere fine all’isolamento di Öcalan, con l‘apertura delle porte di İmralı ha raggiunto il suo scopo. Prima che altre persone ancora morissero, è stata messa fine allo sciopero. Che durante l’azione otto persone si siano tolte la vita per protesta e che a migliaia siano stat* in sciopero della fame oltre sei mesi per rendere possibile un incontro con, spiega bene come Öcalan può fruire dei suoi diritti di detenuto, la dice lunga sulla situazione dello Stato di diritto nel Paese.

Dopo che lo Stato quattro anni fa aveva »congelato« il processo di pace con curdi, secondo la definizione di Erdoğan, ora la possibilità degli avvocati di incontrare Öcalan e trasmettere suoi messaggi contribuisce a distendere il clima avvelenato dal nazionalismo. Perfino il »compare« di Erdoğan, Devlet Bahceli, Presidente dell‘MHP (Partito del Movimento Nazionalista) di estrema destra, che nelle sue manifestazioni ha difeso la pena di morte per Öcalan – trasformata in ergastolo – ha approvato l’incontro con gli avvocati.

Ma come si è arrivati al fatto che Erdoğan abbia improvvisamente ceduto e permesso agli avvocati la vista a İmralı dopo che la sconfitta elettorale del suo AKP il 7 giugno 2015 aveva portato al fatto che divampasse nuovamente la guerra contro i curdi? Sulla risposta a questa domanda attualmente si fanno molte ipotesi. Al primo posto si trova l’elezione del sindaco a Istanbul che verrà ripetuta il 23 giugno. Alcuni vedono un nesso tra la decisione dell’Alta Commissione Elettorale che ha fatto annullare le elezioni e il permesso di vista a Öcalan. Anche se l’incontro con gli avvocati si è svolto il 2 maggio, è stato reso pubblico solo il 6 maggio – giorno dell’annullamento delle elezioni da parte della Commissione.

Si sostiene che Erdoğan con questo passo cerchi di mobilitare i voti dei curdi conservatori per invertire in questo modo il risultato risicato dell’elezione del sindaco. Ora, naturalmente Erdoğan fa il filo ai voti dei curdi per riuscire a vincere le elezioni. Tuttavia tra molti curdi non è rimasta né pazienza né indulgenza per Erdoğan. Le possibilità che la tattica abbia un esito favorevole all’AKP sono esigue.

Nelle dichiarazioni di Öcalan finora rese pubbliche, sono notevoli le affermazioni sulla situazione dei curdi siriani. Dopo il primo incontro con i suoi avvocati all’inizio di maggio Öcalan invitava i curdi della Siria a tenere conto delle sensibilità della Turchia. Ha parlato di una democrazia locale in una Siria unita, che doveva tenere conto delle »riserve della Turchia«. Nel suo secondo messaggio ha sottolineato che avrebbe svolto un ruolo positivo per la soluzione dei problemi in Siria – compresa la questione curda – nell’ambito di una Siria unita, qualora gliene venga data occasione.

La questione dei futuro dei curdi siriani svolgeva un ruolo già quattro anni fa, quando il processo di pace è stato congelato. La situazione nella regione da allora cambia a grande velocità – e anche la situazione di Erdoğan, che sia a livello di politica interna sia estera è sotto pressione e cerca modi per consolidare il proprio potere. Nessuno tuttavia si aspetta che il processo di pace venga effettivamente ripreso. E se questo fosse il caso, ognuno si avvicinerebbe all’altro con diffidenza. Sta di fatto: la decisione del partito curdo-turco di sinistra HDP di non presentare candidati propri nelle elezioni regionali del 31 marzo per le grandi città occidentali è stata l’inizio del tramonto di Erdoğan. Stiamo a vedere per quanto tempo ancora riesce a tenersi in piedi.

di Yücel Özdemir, 30.05.2019

Fonte: neues Deutschland

Traduzione dal turco: Svenja Huck

Traduzione dal tedesco a cura di Rete Kurdistan Italia

https://www.neues-deutschland.de/artikel/1119842.tuerkei-ein-neuer-friedensprozess.html?pk_campaign=SocialMedia


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