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Retekurdistan.it | 20 agosto 2019

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Terrore a Afrin: Strappate le unghie a una donna

Terrore a Afrin: Strappate le unghie a una donna

3 giugno 2019


L.H. e famiglia hanno parlato della violenza a Afrin dopo essere riusciti ad andarsene corrompendo le bande. L.H. ja detto nel loro villaggio a una donna le bande hanno strappato le unghie.

Lo Stato turco invasore e le bande sue alleate continuano ad attaccare in modo disumano la popolazione di Afrin. La gente si rifiuta di piegarsi alla violenza e continua a migrare verso Shehba e altre regioni.

Una famiglia di 4 persone di recente è riuscita a lasciare Afrin. La famiglia ha corrotto le bande con 300.000 Lire siriane per lasciare la città ed è riuscita a raggiungere la zona di Shexmeqsud ad Aleppo. La comune Martire Rubar Qamishlo nel quartiere si sta occupando dei bisogni della famiglia e l’ha sistemata in una casa.

STRAPPATE LE UNGHIE A UNA DONNA

L.H., che desidera restare anonimo per proteggere i suoi parenti che ancora vivono nel villaggio, ha parlato della violenza alla quale hanno assistito. L.H. ha detto che la famiglia è tornata nel villaggio occupato perché non riuscivano a lasciare Afrin: “Il primo giorno ci hanno riuniti vicino alla moschea e hanno iniziato a saccheggiare le nostre case. Dopo hanno iniziato a torturare la gente. Hanno deportato i giovani dal villaggio e li hanno torturati a morte. Alcune persone che in seguito sono state rilasciate, avevano perso la capacità di parlare.”

L.H. ha detto che le bande hanno torturato una donna di nome E.M. deportata dal villaggio: “Hanno strappato tutte le unghie a E.M.. Poi hanno portato via dal villaggio altre due donne e sono state rilasciate solo una settimana fa. Le due donne in seguito sono state sequestrate di nuovo.”

RACCOLTO DI OLIVE CONFISCATO

L.H. ha detto che le bande hanno chiesto agli abitanti del villaggio la metà del raccolto di olive e che le persone che hanno rifiutato sono state minacciate di morte. L.H. ha detto che due abitanti del villaggio che hanno rifiutato di dare alle bande il loro raccolto nonostante tutte le pressioni, sono poi state sequestrate e torturate violentemente.

“AD AFRIN ERAVAMO COME PRIGIONIERI”

La moglie R.N. ha detto quanto segue sulla violenza ad Afrin: “Ero come una prigioniera ad Afrin. Non potevo andare nel mio villaggio. Deportavano i patrioti e li torturavano fino alla soglia della morte e poi li trattenevano per il riscatto. Coloro che non possono accettare la tortura ad Afrin cercano di trovare un modo per fuggire dalla regione.”

R.N. ha detto che sono stati indagati solo per aver parlato curdo e che sono stati rilasciati solo dopo aver pagato una multa di 300.000 Lire siriane.

Fonte: ANF


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