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Retekurdistan.it | 21 maggio 2019

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Famiglie dei prigionieri: Abbiamo bisogno di coraggio per rompere l’isolamento

Famiglie dei prigionieri: Abbiamo bisogno di coraggio per rompere l’isolamento

12 maggio 2019


Le famiglie dei prigionieri hanno parlato degli scioperi della fame in cui si trovano i loro figli e hanno detto: “Le richieste dei nostri figli sono le nostre richieste, noi stiamo dalla loro parte. Abbiamo bisogno di coraggio per rompere l’isolamento.”Mentre continua lo sciopero della fame a tempo indeterminato e senza alternanza contro l’isolamento imposto al leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, anche le famiglie dei prigionieri continuano la loro lotta all’esterno. Le madri vengono attaccate ogni giorno dalla polizia turca, ma non si arrendono. Il sit-in davanti al carcere femminile chiuso di Gebze delle madri delle prigioiere si è esteso ad Amed e a molte altre città. Due delle madri che sono in sit-in davanti la carcere di Gebze da 31 giorni, Sultan Bozkurt e Hatice Soyler, hanno parlato con ANF.

Sultan Bozkurt è la madre di Newroz Bozkurt, che è stata condannata all’ergastolo per il suo sostegno al movimento di liberazione curdo e si trova in carcere da 21 anni. La madre, originaria di Kiziltepe, Mardin, ha parlato dei suoi 31 giorni di protesta davanti al carcere di Gebze e ha detto che la polizia le minaccia costantemente e le malmena: “Io non ho paura delle loro minacce perché quello che faccio è agire con le emozioni di una madre. Non ho mai fatto niente oltre ad agire in linea con i miei sentimenti materni. Nella mia mente non ci sono divieti perché le madri non possono essere vietate. Io non riconosco divieti. Io sto facendo questo per mia figlia.”

Abbiamo bisogno di coraggio per rompere l’isolamento

Bozkurt ha detto che non hanno ricevuto sufficiente sostegno dal pubblico rispetto alle pressioni della polizia: “Lo Stato turco non ci capisce, ma perché non lo fa neanche il popolo curdo? Perché ci hanno lasciate sole davanti ai cancelli delle carceri? I nostri figli non sono lì per noi. Sono in carcere per il popolo curdo, per tutti gli oppressi.

L’isolamento non è solo contro Öcalan, è contro tutti i curdi. Abbiamo bisogno di coraggio per rompere l’isolamento.” Bozkurt ha ripetuto il suo appello per 31 giorni e ha chiesto al popolo curdo di rompere il silenzio e di schierarsi in massa dalla loro parte.

La paura non farà niente di buono

“Devono sentire le nostre grida e stare con noi. Rompiamo questo isolamento,” ha detto Bozkurt e ha proseguito: “Basta! La paura non porterà niente di buono, prima ce ne andiamo meglio è. Non abbiamo visto molto sostegno da parte di democratici, scrittori, intellettuali. Avevamo aspettative, non ha funzionato. Ci siamo appellate al mondo. Chiedo a Tayyip Erdogan: se dici di essere il Presidente della Turchia, devi ascoltare la nostra voce. Se dici che il cielo è ai piedi di tua madre, devi ascoltare la nostra voce. Il nostro regalo per la festa della mamma sarebbero i nostri figli. Se l’isolamento non finisce, i nostri figli usciranno nelle bare e tu be dovrai rispondere.”

I colori delle nostre lacrime non possono essere differenti

Hatice Soyler, la madre di Ozlem Soyler che è in sciopero della fame dal 16 dicembre nel carcere di Gebze, ha detto che stanno protestando davanti al carcere femminile chiuso di Gebze da 31 giorni. “Le richieste dei nostri figli sono le nostre richieste e noi stiamo con loro,” ha detto Soyler e ha aggiunto: “7.000 dei nostri figli sono in sciopero della fame. L’isolamento è contro tutto il popolo curdo, non solo contro Öcalan. Faccio appello al popolo curdo, noi siamo madri, il nostro dolore è lo stesso.”

ANF – MİNA ROJ


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