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Retekurdistan.it | 19 marzo 2019

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Negare ai curdi il diritto ad una vita libera

Negare ai curdi il diritto ad una vita libera

20 febbraio 2019


Aziz Köylüoğlu, giornalista della Federazione Democratica Siria del Nord sulla guerra in Siria e le sue dinamiche. La guerra civile in Siria, alla quale partecipano forze internazionali e regionali, ormai è in corso da sette anni. Gli attori esteri con la Russia e l’Iran formano un blocco. La Turchia inizialmente aveva il suo posto nel blocco degli USA e dell’Europa. Dal 2016 ad oggi in Siria ha vissuto cambiamenti di direzione e ora negli ultimi giorni del 2018 segue una politica vicina alla Russia e all’Iran. Accanto a questo, USA, Francia, Regno Unito, Germania, Arabia Saudita e Giordania (si possono includere Egitto e Israele), che si autodefiniscono »piccolo gruppo della Siria«, formano un ulteriore blocco che prosegue la sua partecipazione alla guerra civile in Siria. A questa guerra inoltre predono parte le forze del regime siriano e gli innumerevoli gruppi salafiti sostenuti dallo Stato turco come Stato Islamico (IS) e Haiat Tahrir ash-Sham (l’ex Fronte Al-Nusra). Inoltre ci sono le Forze Democratiche della Siria (FDS) che mettono in primo piano valori laici e democratici e la cui componente principale è costituita dalle Unità di Difesa del Popolo e delle Donne (YPG e YPJ). Da questa prospettiva siamo di fronte a una guerra complessa, che ha ragioni sia interne sia però soprattutto esterne e che soprattutto rende più profonde le contraddizioni tra le forze all’interno.

La Turchia segue una politica ipocrita

Una caratteristica della guerra civile siriana è il frequente cambio di rotta. Questo vale prima di tutto per la politica turca. Inizialmente si attaccava ancora all’occidente, negli ultimi tre anni invece si orienta secondo la Russia. Appoggiava oppositori del regime, poi il terrorismo di IS e di Haiat Tahrir ash-Sham per il suo scopo di un regime change in Siria. Oggi lo Stato turco continua a tenere questi gruppi come riserva e sostiene la politica regionale della Russia.

La Turchia è pronta già da tempo a consegnare Idlib al regime siriano!

L’accordo di Sochi aveva l’obiettivo di mettere prima fine ai combattimenti a Idlib, come seconda tappa di disarmare una striscia larga dai 15 ai 20 km, e come terza tappa di lasciare alle truppe russe le strade M4 e M5 che collegano Damasco con Aleppo. Negli accordi di Sochi sono considerati partner negoziali la Turchia e la Russia, ma i veri protagonisti sono la Russia e gli USA con i loro alleati. A seguito dei colloqui condotti prima di Sochi tra lo Stato turco e la Russia, la Turchia doveva ritirare le forze legate a lei dai territori occupati di Efrîn, Cerablus (Jarabulus) e al-Bab e i gruppi rimasti a Idlib sarebbero stati attaccati da Russia, Iran e forze del regime e i territori conquistati. Questo piano è stato impedito dalla forte pressione dei Paesi europei e degli USA sulla Turchia e la Russia tramite una formula intermedia come l’accordo di Sochi.

Turchia e Russia lavorano per il fallimento degli accordi di Sochi

Così sia la Russia sia la Turchia sono insoddisfatte dell’accordo nato a Sochi. La Turchia è impegnata a creare un’opposizione siriana dipendente da lei sulla quale nessun altro abbia influenza. Russia e Iran, che con il processo di Astana vogliono impedire l’influenza di altre forze, con l’aiuto della Turchia cercano di liquidare del tutto i gruppi armati dell’opposizione siriana che a Idlib sono in una situazione di difficoltà e di costruire come partner negoziale una Turchia sottomessa alla loro pianificazione.

Cessate il fuoco a Idlib può finire a marzo

Dato che la Turchia non vuole provocare reazioni degli USA e dei suoi alleati, fino al nuovo anno non vuole realizzare gli impegni derivanti dal contratto con la Russia. La Russia insieme alla Turchia creeranno altri punti all’ordine giorno, come da ultimo con l’attacco chimico ad Aleppo e metteranno fine agli accordi di Sochi senza suscitare grande clamore nell’opinione pubblica mondiale. Tutti i i segnali vanno nella direzione che questo potrebbe avvenire alla fine di febbraio, primi di marzo. Questo equivale a seri scontri a Idlib. La Turchia in cambio di Idlib vorrà vedere garantita la sua presenza a Efrîn, Azaz, Cerablus e al-Bab.

Siluramento dei colloqui di Ginevra con il piano di Idlib della Turchia e della Russia

La Russia usa Haiat Tahrir ash-Sham e altri gruppi radicali come pretesto per attaccare e conquistare la zona. Notoriamente in proposito ci sono già accordi con la Turchia. La Russia vuole prendere in carico il territorio, riunire tutti i gruppi armati sotto il patrocinio della Turchia e, in accordo con loro, rendere superflui i colloqui di Ginevra. Gli appelli che si basano su Astana o su piattaforme simili per la creazione di una commissione costituzionale in ambito ONU devono mascherare questa realtà.

Collaborazione turco-russa come ostacolo per i colloqui di Ginevra

L’obiettivo principale dei colloqui di Astana è la fine dei colloqui di Ginevra. Nella Russia e nella Turchia predomina la loro idea di soluzione in Siria. Questa significa di nuovo il potere per Assad. Né Russia né Turchia considerano una soluzione derivante dai colloqui di Ginevra vantaggiosa per loro. I curdi invece considerano i colloqui di Ginevra una fine della guerra civile e per questo sostengono una soluzione che si appoggia alle Nazioni Unite.

A Efrîn l’obiettivo è l’espulsione dei curdi

La Turchia, che in precedenza aveva occupato Cerablus, Azaz e al-Bab, il 18 marzo 2018 si è impossessata anche di Efrîn. Questa occupazione è stata una prosecuzione dell’atteggiamento anti-curdo in Kurdistan del nord e in Turchia e ha come obiettivo quello di negare ai curdi il loro diritto ad una vita libera. Efrîn in questi sette anni di guerra civile era stato il luogo più tranquillo. Che sia stata scelta come obiettivo, è dipeso dall’intolleranza nei confronti della locale convivenza democratica. La prima cosa che lì è stata fatta dopo l’occupazione è stata l’espulsione dei curdi. Coloro che sono dovuti fuggire per via degli attacchi, nella speranza di un ritorno rapido si sono insediati nei villaggi a Şehba e in dei campi profughi. Sequestri, distruzioni, torture, estorsione di ricatti e stupri da parte dello Stato turco e delle sue bande, costringono alla fuga i pochi curdi rimasti ad Efrîn. Lo Stato turco porta il terrorismo contro i curdi oltre i suoi confini e ad Efrîn lo diffonde senza ostacoli.

Tortura contro curdi a Cerablus, al-Bab e Azaz

Non solo ad Efrîn, anche curdi residenti nelle zone occupate dalla Turchia di Cerablus, al-Bab, per via della repressione dello Stato turco sono costretti a fuggire dai loro luoghi di origine. Innumerevoli villaggi curdi sono stati svuotati. Chi vuole ritornare non ottiene il permesso. Questa è la prosecuzione della pratica di espellere i curdi dalle zone a ovest dell’Eufrate.

Curdi combattono per la loro terra natia a ovest dell’Eufrate

I curdi lottano per la loro terra natia nella quale vivono da migliaia di anni. Questa resistenza, che si concentra in particolare ad Efrîn, continua anche a Cerablus, al-Bab e Azaz. A Cerablus, al-Bab e Azaz, che non sono omogenee come Efrîn, accanto ai curdi, arabi e turkmeni combattono contro l’occupazione turca. Di tanto in tanto si arriva a forti scontri in questa guerra che viene condotta come guerra di guerriglia. L’occupazione turca nella regione continua sotto la protezione della Russia.

Corridoio islamista-salafinta da Cerablus fino a Efrîn

Le zone di Efrîn, Cerablus, al-Bab e Azaz occupate dall’esercito di occupazione turco nell’ambito delle operazioni »Ramoscello d’Ulivo« e »Scudo dell’Eufrate«, sono una zona di organizzazione e addestramento non solo per aree radical-salafite in Siria, ma anche per gruppi come Al-Qaida e IS che esportano il terrorismo nel mondo. È noto che la Russia darà il via libera per questo. La sua intenzione è riservarsi le bande radical-salafite raccolte nella regione come strumento di minaccia nei confronti dell’Europa attraverso la Turchia. La Turchia li usa come minaccia contro l’Europa e li fa combattere contro le Forze Democratiche della Siria.

Collaborazione di Turchia e Russia minaccia la stabilità regionale

Attualmente per una Siria democratica combattono solo le Unità di Difesa del Popolo e delle Donne. Le forze laiche della Siria YPG/YPJ conducono una seria lotta contro la corrente radical-islamista. Costituiscono il sostegno delle Forze Democratiche della Siria e rappresentano un obiettivo per Iran, Russia e Turchia. Quest’ultima lo proclama in modo assolutamente aperto. Le YPG/YPJ nella lotta contro il pericolo globale del terrorismo di IS finora lamentano [oltre] 7000 caduti. Inoltre sono partner regionali della coalizione internazionale con gli USA e i Paesi europei. Gli attacchi Iran, Russia e Turchia alle FDS equivalgono ad attacchi contro l’Europa e gli USA. La Russia dichiara apertamente che le FDS vengono vengono prese di mira, dato che sono partner degli USA e di diversi Paesi europei.

Le relazioni dei curdi con l’Europa devono liberarsi dall’ombra della Turchia

L’Amministrazione Autonoma in Siria del Nord vuole costruire relazioni positive sia con gli USA sia con i Paesi europei. Ma attualmente le relazioni sono sotto l’embargo dello Stato turco. I curdi, così come le amministrazioni della Siria del nord devono liberarsi dall’ombra dello Stato turco che agisce insieme all’Iran e alla Russia. Le relazioni devono superare il contesto della lotta contro IS. Su questo punto negli ultimi giorni ci sono stati importanti sviluppi. Lo rivela in particolare l’aumento delle visite di persone in missione diplomatica dall’Europa e dagli USA.

Siria democratica federale come obiettivo principale

I curdi, arabi, assiri e turkmeni dopo l’occupazione di Efrîn, Cerablus, Azaz e al-Bab hanno elaborato l’autonomia della Siria del nord e proclamato l’Amministrazione Autonoma. Questa direzione ora è interlocutrice per tutte le relazioni nazionali ed internazionali. Ha anche piani per una Siria democratico-federale e decentralizzata. Queste zone con un’idea laica del mondo, sono una garanzia seria contro lo sviluppo di strutture radical-salafite nella regione.

Nessun attacco della Turchia senza l’assenso degli USA

L’ostilità della Turchia nei confronti dei curdi è strutturale. Attaccare il Rojava non è una politica dipendente dalle fasi. Al contrario si basa su ragioni storiche di assimilare i curdi sulla base dello Stato Nazione o di decimarli. Per questo lo Stato turco considera un’area di libertà per i curdi – ovunque si trovi nel mondo – un pericolo e la vuole distruggere. In Rojava le forze guidate dai curdi sono in una lotta dura contro il terrorismo di IS. In questa guerra agiscono insieme agli USA ed ai loro alleati e in un certo senso condividono un interesse comune. La Turchia ha occupato Efrîn con il permesso della Russia. Ora la Russia vuole scatenare la Turchia contro il Rojava per contrastare gli interessi degli USA. Con questo vuole prendere due mosche in un colpo solo. La Russia cerca di usare le Turchia come strumento di minaccia per spingere i curdi tra le braccia del regime e renderli dipendenti dal patrocinio dell’Iran. Ma fino a quando gli USA non daranno il via libera alla Turchia, la Turchia non oserà un attacco del genere.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Kurdistan Report – gennaio/febbraio 2019.

http://civaka-azad.org/den-kurden-ihr-recht-auf-ein-freies-leben-verwehren/


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