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Retekurdistan.it | 18 dicembre 2018

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Proteste in tutta Europa per l’anniversario del complotto contro Öcalan

Proteste in tutta Europa per l’anniversario del complotto contro Öcalan

6 ottobre 2018


Il 9 ottobre 1998 il Presidente del PKK, Abdullah Öcalan, a causa di pressioni internazionali ha dovuto lasciare la Siria. Con questo ha avuto inizio il complotto internazionale che è risultato nella sua deportazione in Turchia.

Il 9 ottobre ricorre il 20 anniversario dell’inizio del complotto internazionale contro il Presidente del PKK, pensatore politico, architetto del processo di pace e rappresentante curdo Abdullah Öcalan. Öcalan a causa di pressioni internazionali da parte della Turchia e della NATO il 9 ottobre 1998 fu costretto a lasciare la Siria e entrò in un’odissea per un processo di pace che alla fine risultò nella sua deportazione in Turchia dall’ambasciata greca a Nairobi attraverso un’operazione internazionale di servizi segreti. Questo giorno per molte curde e molti curdi è una giornata di protesta perché la situazione di Öcalan è anche un termometro per la situazione del popolo curdo. Attualmente Öcalan si trova in carcere in isolamento assoluto e da oltre tre anni né i suoi avvocati né la sua famiglia possono visitarlo. Molti sono preoccupati per la sua vita.

Come ogni anno le azioni di protesta le azioni di protesta del movimento delle donne curde iniziano già il 5 ottobre. Azioni centrali si svolgono il 9 ottobre a Strasburgo e Bruxelles.

In una dichiarazione il movimento delle donne TJK-E afferma: „Affrontiamo il 20° anno del complotto internazionale come un importante anno di lotta. Il sistema di isolamento praticato a Imrali contro il Presidente è stato sviluppato come un sistema di tortura contro l’intera umanità e tutte le forze che vogliono la libertà. Il Comitato UE contro la Tortura (CPT) con il suo silenzio e la sua inazione è diventato complice di questo crimine.

Nonostante il fatto che Abdullah Öcalan da tre anni sia tagliato fuori da qualsiasi comunicazione, che contro di lui viene praticato un isolamento terribile e che non ci sia alcun tipo di informazione sulla sua salute, la sua sicurezza e la sua vita, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) afferma che ‘Öcalan non è stato torturato‘. Questa decisione è la palese confessione di una complicità con lo Stato turco fascista e torturatore.

Noi come movimento delle donne curde in Europa condanniamo con forza la decisione della CEDU. Dalla carcerazione in isolamento, a un crimine contro l’umanità, e al sistema di tortura di Imralı un’imbiancata giuridica.

Facciamo appello in particolare alle donne curde, a tutto il nostro popolo, le sue amiche e i suoi amici a venire a Bruxelles il 9 ottobre davanti alla Commissione Europea e a partecipare alla protesta contro il complotto internazionale. In un’altra azione si vuole chiedere al Comitato contro la Tortura CPT a Strasburgo di assumersi finalmente le sue responsabilità. Per questo si vuole formare una catena umana. In entrambe le azioni alle istituzioni verrà consegnato un dossier.“

Azioni sono previste in: Belgio, Francia, Cipro, Austria, Danimarca, Svizzera, Regno Unito, Svezia, Norvegia e Grecia.


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