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Retekurdistan.it | 18 novembre 2018

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La geografia curda sta bruciando e gli ambientalisti turchi stanno a guardare

La geografia curda sta bruciando e gli ambientalisti turchi stanno a guardare

22 settembre 2018


Devastanti incendi boschivi provocati da operazioni militari imperversano da due mesi a Dersim, provincia curda nella Turchia orientale. Dersim è popolata da curdi aleviti ed è stato il luogo di un brutale massacro attuato dalle forze di sicurezza nel 1938, in cui decine di migliaia di persone sono state uccise e sfollate.

La città di Dersim è circondata da montagne sovrastanti e folte foreste. Quando a luglio sono scoppiati gli incendi boschivi nella zona Aliboğazı a Dersim, né il governatore provinciale di Tunceli, né le autorità forestali, né nessun altra istituzione ufficiale ha fatto qualcosa per spegnere le fiamme. Volontari e organizzazioni ambientalista locali hanno lavorato duramente per controllare il fuoco che è durato settimane.

Nuovi incendi boschivi sono scoppiati a Dersim ad agosto mentre le operazioni militari sono proseguite. Incendi che si sono avviati nei distretti di Pülümür, Hozat, Nazmiye, e Ovacık hanno distrutto migliaia di ettari di foreste e ucciso la fauna selvatica.

Gli sforzi di attivisti e di membri della popolazione nella regione per intervenire sono stati bloccati dalle autorità citando preoccupazioni per la sicurezza. Ma le autorità non erano preoccupate della sicurezza per gli incendi. Un numero di attivisti e di organizzazioni ambientaliste locali ha rilasciato una comunicazione congiunta chiedendo alle autorità di porre fine agli incendi, ma nulla è cambiato.

La gente che ha parlato di questa questione, o ha postato sui social media, o ha tentato di informare l’opinione pubblica sugli incendi è stata accusata di sostenere il terrorismo! Un classico caso turco!

Ogni estate ci sono incendi in molte zone rurali a causa delle operazioni militari contro i militanti delPartito dei lavoratori del Kurdistan attivi sulle montagne nel sudest della Turchia a maggioranza curda. Cudi una famosa montagna nel Kurdistan rurale a Lice, un distretto della mia città natale Diyarbakir, ha perduto molte piante e animali selvatici negli ultimi anni a causa degli incendi provocati dalle operazioni militari.

Murat Çepni, un membro del parlamento per il partito di opposizione Partito Democratico dei Popoli (HDP), la scorsa settimana ha affermato che gli incendi costituiscono un crimine costituzionale.  Ha dichiarato che tra il 16 e il 23 luglio più di 90 incendi si sono sviluppati in 33 distretti, ma gli incendi nella regione curda sono stati trascurati dai media. Non c’è stata copertura nei meda internazionali.

Negli ultimi 34 anni di guerra contro il PKK, lo Stato turco ha saccheggiato la geografia curda; le foreste sono state bruciate ed i fiumi sono stati rovinati. Armi chimiche hanno portato a nuove malattie. Gli ambientalisti di Dersim che ho intervistato quattro anni fa per il mio libro “ La società civile in Kurdistan”, mi hanno riferito che a causa delle armi chimiche utilizzate dallo Stato, il numero di persone che hanno contratto il cancro, è più alto a Dersim che nelle altre regioni della Turchia.

È chiaro che lo Stato continuerà a provocare gli incendi nella regione curda, che odia. Io non ho molto altro da dire sullo Stato turco, non ho veramente molte aspettative da questo Stato. Oggi io ho alcune parole per gli ambientalisti, gli ecologisti, e le organizzazioni della società civile in Turchia, che hanno guardato in silenzo questi incendi.

Gli ambientalisti, gli ecologisti e le organizzazioni della società civile in Turchia sono rimaste in silenzio su questi incendi nella regione curda per 34 anni.

Le organizzazioni ambientaliste ed ecologist di Turchia ed anche le organizzazioni internazionali con sedi in Turchia stanno guardando questi fuochi. La vita degli alberi, delle api, dei cervi non è importante per queste organizzazione ed ONG.

Questi animali e questi alberi hanno commesso un imperdonabile errore agli occhi di queste ONG e questi ambientalisti facendo parte dell’ecologia curda.

In Turchia la società civile è già morta, non solo a causa delle pressioni dello Stato, ma anche per l’ipocrisia. Quando si tratta dei curdi, i loro occhi, le loro orecchie e la loro bocca rimangono chuse. Hanno scelto di non vedere i crimini dello Stato contro il popolo curdo, la natura curda e la geografia curda.

Durante il coprifuoco militare a Silvan (in Kurdo Farquin), un giovane uomo stava parlando ai media:

“ Sta bruciando proprio vicino a noi-….I giovani di Cizre stanno morendo, i giovani di Farquin stanno morendo, i giovani di Bismil stanno morendo. Non valgono niente? Oggi Farqin fa sentire la propria voce per tutti. Ma nessuno si schiera con Farquin. Questo non lo dimenticheremo. Noi giuriamo sul sangue dei nostri martiri che non rinunceremo alla nostra lotta. Oggi le nostre sorelle stanno morendo. I niostri fratelli stanno morendo, i nostri fratelli. Oggi valiamo meno di un albero? Ad Istanbul per un albero tutti si sono sollevati. Adesso siamo da sete giorni sotto una pioggia di proiettili. Qui non c’è nulla. Niente pane, niente cibo….”

di Nurcan Baysal

  • giornalista

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