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Retekurdistan.it | 23 giugno 2018

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Il clima politico è avvelenato

Il clima politico è avvelenato

4 giugno 2018


Dopo le elezioni in Iraq e nella regione autonoma curda: USA e Iran si contendono l’influenza nel Paese. Colloquio con Meral Cicek- Meral Cicek è Presidente del Centro di Informazione delle Donne Curde REPAK. Vive e lavora nella città nord irachena di Suleymania

Un’alleanza di seguaci del religioso e politico sciita Muktada Sadr e comunisti iracheni è considerata la sorprendente vincitrice delle elezioni parlamentari irachene di metà maggio. Qual è il loro programma politico? Come valuta l’esito delle elezioni?

Innanzitutto va detto che il sistema elettorale in Iraq è estremamente complicato. È nato in questa forma dopo l’ingresso degli USA. Non corrisponde alle realtà sociali dell’Iraq.

Diversamente da tutte le altre alleanze in Iraq, l’alleanza tra Sadr e i comunisti non ha puntato su una mobilitazione di confessioni. Al centro era invece la questione nazionale. Diversamente da Abadi ad esempio, per loro è al centro il riferimento alla nazione irachena – non l’appartenenza religiosa. Centrale è stato anche che Sadr durante la campagna elettorale si è sempre schierato sia contro l’Iran sia contro l’intervento degli USA e di altre forze imperialiste. Questo è il punto con il quale ha potuto affermarsi maggiormente.

Nella regione autonoma curda nel nord dell’Iraq si sono dichiarati vincitori i due grandi partiti che lì governano tradizionalmente – KDP e PUK. Questo corrisponde alla realtà?

No. Va detto che da molti anni la partecipazione alle elezioni è in calo. Il numero di persone che in Iraq vanno a votare dal 2005 continuamente sceso. Questa volta era intorno al 44 percento. Che questo numero ufficiale corrisponda alla realtà si può mettere in dubbio.

Interessante è che nelle zone curde la partecipazione prima era maggiore della media irachena. Ma questa volta no. La partecipazione al voto è scesa dal 70 percento a circa il 35 percento. Penso che questo sia un segnale piuttosto forte.

Prima nel Kurdistan del sud in effetti c’erano sempre cinque partiti che potevano aspettarsi seggi nelle elezioni: KDP, PUK, Gorran e due partiti islamici. Questa volta hanno partecipato molte liste nuove: per esempio la »nuova generazione«, che ha partecipato alle elezioni in un’alleanza con Tevgeri Azadi; e una coalizione, guidata da Barham Salih che ha lasciato il PUK.

I risultati di queste liste sono rimasti al di sotto delle aspettative. Nessuno dei partiti curdi, fatta eccezione per i due vincitori autoproclamati delle elezioni KDP e PUK, crede alla correttezza dei risultati. Si ritiene che ci siano state molte manipolazioni. Per questo il clima politico è avvelenato. Questo a sua volta inasprisce la crisi politica che qui comunque monta da tempo.

Le relazioni tra il governo centrale iracheno e quello della regione autonoma curda, KRG, nel nord, negli anni passati erano tesi. Cosa ci sarebbe da aspettarsi dal vincitore delle elezioni Muktada Sadr rispetto a questa relazione? È noto come un pragmatico.

È troppo presto per dirlo. La costituzione del governo non è ancora conclusa, non è affatto sicuro che Sadr possa davvero formare una coalizione. È importante vedere le elezioni in un contesto più ampio. Ci troviamo in una fase che consideriamo come »Terza Guerra Mondiale«. È da ritenere che nell’ambito di questa guerra l’Iraq nel prossimo periodo acquisti di nuovo importanza – politicamente come militarmente.

Un intervento contro l’Iran diventa sempre più probabile – quale che sia forma che potrà assumere. E questo tentativo di far rientrare la crescente influenza dell’Iran in Medio Oriente si concentrerà soprattutto sulla Siria e l’Iraq. La maggior parte delle potenze imperialiste occidentali – anche la Germania – hanno già iniziato a posizionarsi in Iraq. Non solo politicamente, anche militarmente.

Cosa significa questo per la prossima costituzione del governo?

Appena dopo le elezioni due figure illustri hanno girato per il Paese e hanno condotto numerosi colloqui rispetto alla formazione del governo. Uno era Qassem Suleimani, il comandante delle Brigate-Quds iraniane; e l’altro era il rappresentante USA di alto rango Brett McGurk. Qui vediamo due potenze esterne che cercando di aumentare la loro influenza in Iraq. E entrambe vogliono creare governi alternativi, dai quali resti fuori Muktada Sadr perché ha preso posizione sia contro l’influenza degli USA sia contro quella dell’Iran.

Intervista: Peter Schaber

 

https://www.jungewelt.de/artikel/333474.das-politische-klima-ist-vergiftet.html


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