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Retekurdistan.it | 18 settembre 2019

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“Turchi giubilanti” a Washington

“Turchi giubilanti” a Washington

20 maggio 2017


Il “Vertice storico” del Presidente Erdogan dal Presidente USA Donald Trump è durato 20 minuti-La stampa turca ha celebrato come “punto di svolta” e “inizio di una nuova era« nelle relazioni con gli USA la prima visita di Stato del Presidente Recep Tayyip Erdogan dal suo omologo USA Donald Trump a Washington. In realtà il »lungo e difficile colloquio« alla Casa Bianca annunciato da Erdogan prima della sua partenza, è durato appena 20 minuti. Nei punti fondamentali del suo “messaggio storico”(così il quotidiano Aksam), Erdogan con Trump probabilmente si è trovato davanti a un muro.

A seguito dell’incontro insoddisfacente dal punto di vista turco »turchi giubilanti« che sventolavano bandiere, hanno sfogato la loro frustrazione attaccando manifestanti curdi e armeni davanti alla residenza dell’ambasciatore turco. Filmati pubblicati dall‘emittente Voice of America mostrano come le guardie del corpo di Erdogan prendono a calci uomini e donne stesi per terra. Nove manifestanti sono rimasti feriti, in parte gravemente. La polizia ha arrestato due degli aggressori.

Il rapporto tra i due partner della NATO USA e Turchia attualmente è teso come raramente si è verificato in precedenza. Il 97 percento die turchi considerano gli USA una potenza nemica, ha proclamato il giornale vicino al governo Yeni Safak alla vigilia del vertice. Ankara se l’è presa a male con il Presidente USA in particolare per la sua decisione della scorsa settimana di fornire armi direttamente alle Unità di Difesa del Popolo curde YPG per una rapida liberazione della »capitale« del cosiddetto Stato Islamico (IS) Raqqa nel nord della Siria. Il governo turco considera le YPG la propaggine siriana del Partito dei Lavoratori del Kurdistan PKK che nel proprio Paese combatte come terroristico e teme che queste armi possano essere usate anche contro l’esercito turco. Un ulteriore punto di dissenso è il rifiuto da parte degli USA di concedere l’estradizione del predicatore residente in Pennsylvania ed ex-alleato di Erdogan Fethullah Gülen, che Ankara ritiene essere il mandante del tentativo di golpe del luglio dello scorso anno.

In una conferenza stampa comune dopo il »vertice storico« come prima cosa sono state scambiate lusinghe reciproche. Erdogan si è congratulato con il Presidente USA per il “leggendario trionfo«”nelle elezioni presidenziali dello scorso novembre – in realtà Trump aveva ottenuto meno del 50 percento dei voti. Trump ha ricambiato con una lunga lode della Turchia come »pilastro nella guerra fredda contro il comunismo« e del »coraggio dei soldati turchi« che all’inizio degli anni ’50 hanno combattuto al fianco degli USA nella Guerra di Corea.

Erdogan ha di nuovo definito “inaccettabile” ogni sostegno alle YPG. Trump non ha nemmeno risposto alle domande dei giornalisti su questo argomento. Dal punto di vista di Washington attualmente nella lotta contro IS non c’è un’alternativa alle milizie curde. Il Presidente USA ha garantito alla Turchia solo la rapida fornitura di nuove armi e ulteriore sostegno nella lotta contro il terrorismo. Né per IS né per il PKK possono esserci zone di ritiro sicure, ha sottolineato Trump. Osservatori ritengono che questo sia segnale del fatto che il governo USA ha dato alla Turchia il via libera per l’ingresso nell’Iraq del nord per procedere contro il quartier generale del PKK nelle montagne di Qandil e contro le Unità di Autodifesa yezide vicine al PKK nella regione di Sinjar.

Negli ultimi giorni l’aviazione turca ha di nuovo bombardato villaggi curdi nel nord dell‘Iraq. Inoltre sono state mandate altre truppe e altri carri armati in diverse postazioni militari turche esistenti dalla fine degli anni ’90 in territorio irakeno e istituito posti di blocco nelle strade. In contemporanea con Erdogan anche il Presidente del Consiglio Nazionale di Sicurezza del Governo Regionale Curdo, Masrur Barzani, e il capo si stato maggiore del Presidente curdo Masud Barzani, Fuad Hussein, si trovavano a Washington per colloqui con l’amministrazione USA. Anche questo è un indizio del fatto che l’esercito turco e i suoi alleati peshmerga del Partito Democratico del Kurdistan di Barzani preparano un’offensiva maggiore contro postazioni del PKK.

di Nick Brauns

Junge Welt


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