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Retekurdistan.it | 18 settembre 2019

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Dopo gli attacchi di IS: la situazione dei profughi nel GRK, nel Rojava e nel Kurdistan settentrionale

Dopo gli attacchi di IS: la situazione dei profughi nel GRK, nel Rojava e nel Kurdistan settentrionale

19 settembre 2014


Il flusso di profughi yezidi iniziato il 3 agosto con il brutale attaccodello Stato Islamico (IS) a Şengal/ Sinjar continua. Il numero di profughi è in costante aumento ogni giorno. I profughi, prevalentemente curdi yezidi, ma anche altre comunità etniche e religiose come assiri, curdi kaka’i e turkmeni, si sono avviati prevalentemente a piedi nelle zone sicure curde dell’Iraq, della Siria e della Turchia.

Kurdistan meridionale/Iraq settentrionale: 850.000 profughi

La vice Alta Commissaria dell’ONU per i Diritti Umani, Flavia Pansieri in una seduta straordinaria del Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani ha dichiarato che IS ha portato sotto il proprio controllo le zone di Ambar, Ninova, Selahaddin e Diyala. Per questo oltre un milione di persone sono fuggite da questa situazione che le metteva in pericolo di vita. Circa 850.000 di questi profughi hanno trovato rifugio nei campi della regione autonoma curda (GRK).

Kurdistan settentrionale/sudest della Turchia:più di 26.000 yezidi fuggiti

La commissione del Partito delle Regioni Democratiche (DBP) istituita per l’accoglienza e l’approvvigionamento parla di fino ad ora oltre 26.000 yezidi che hanno attraversato il confine turco (situazione al: 2.9.2014). Nel campo al centro di Şirnex/Şırnak costruito per i profughi ce ne sono 1.500, 2.500 si trovano nel magazzino di una ditta di costruzioni, nei parchi e nelle abitazioni della popolazione sono alloggiati 5.200 profughi e ulteriori 5.000 a Qilaban/Uludere. Ai profughi yezidi che dopo aver marciato per giorni per raggiungere il confine con il Kurdistan settentrionale/sudest della Turchia, inizialmente non è stato consentito di attraversare il confine perché non avevano passaporti validi da presentare.

Dopo un’attesa durata per giorni lo stato turco ha consentito l’attraversamento del confine. I profughi sono stati accolti e accuditi dalla popolazione residente nel villaggio di Roboski, appartenente al distretto di Qileban nella provincia di Şirnex. Ma poiché il flusso di profughi non si è interrotto, ma è anzi aumentato costantemente, gli yezidi inizialmente sono stati sistemati nel centro di Şirnex ed in altri distretti della provincia. Quando anche le loro risorse si sono esaurite, sono stati portati a Sert/Siirt, Elih/Batman, Merdîn/Mardin e Amed/Diyarbakır.

Cresce il pericolo di infezioni

Organizzazioni locali di assistenza della regione hanno riferito dai campi profughi che il problema maggiore è l‘igiene. Dato che nei pochi bagni e nelle poche docce presenti non è possibile garantire l’igiene, c’è un forte pericolo di contrarre malattie infettive. Inoltre nei campi profughi manca anche materiale medico.

Rojava/Siria settentrionale:più di 700.000 profughi

“Attualmente siamo confrontati con un flusso di profughi ancora maggiore verso il Rojava. Perché centinaia di migliaia di curdi della regione di Şengal, turkmeni di Tal Afar e suryoyo di Karakosch hanno dovuto forzatamente lasciare il proprio territorio nel nord dell’Iraq. Anche loro erano e sono esposti agli attacchi dell’organizzazione ‚Stato Islamico ‘ che disprezza gli esseri umani. Dato che questi gruppi non dispongono di unità di autodifesa, hanno potuto opporsi poco agli attacchi. Quindi a loro non è rimasto che fuggire o esporsi al pericolo di essere massacrati ”, ha dichiarato Saleh Moslem Mohamed, il co-presidente del PYD nella sua lettera aperta in occasione della Giornata Mondiale per la Pace del 1 settembre.

Oltre alle centinaia di migliaia di profughi causati dalla guerra in corso in Siria da tre anni, ora il Rojava è confrontato con un nuovo flusso di profughi dalla zona di Şengal. I profughi provenienti da quell’area sono stati sistemati nelle zone di Derîk, Girke Lege e Tirbespiye. Mentre nelle zone di Tirbespiye e Girke Lege vengono alloggiati profughi provenienti dai villaggi yezidi, a Derîk il luogo di accoglienza è il campo profughi costruito per la guerra civile siriana. Nel giro di 10 giorni dopo l’attacco di IS a Şengal più di 100.000 yezidi sono fuggiti nel Rojava attraverso il corridoio garantito dalle YPG e HPG. Nonostante i continui attacchi contro le strutture di amministrazione autonoma democratica nel Rojava e l’embargo economico, il Rojava dall’inizio della guerra in Siria fino ad oggi ha accolto 700.000 profughi. Nel cantone Efrîn/Afrin si trovano circa 500.000 profughi interni, nel cantone Kobane circa 100.000 ed a Cizre oltre 100.000 profughi. In tutti e tre i cantoni mancano importanti medicine, acqua potabile e alimenti, così come alloggi.

Appello alla solidarietà da DTK, HDP e DBP

Il 2 settembre i co-presidenti del Congresso Democratico della Società (DTK), il Partito Democratico die Popoli (HDP) e il DBP a Diyarbakir hanno tenuto una conferenza stampa congiunta sugli avvenimenti a Şengal e nel Rojava. Nel corso della conferenza si è fatto riferimento alle responsabilità del governo turco. „Se il governo ci lasciasse le tasse comunali, saremmo in grado di venire a capo dei problemi. Ci appelliamo al governo [turco] per la costruzione di campi profughi.

Da parte della Turchia c’è stata la promessa di sostenere la costruzione di campi profughi a Duhok e Zaxo; ma non è stato ancora fatto un solo passo in questa direzione“, hanno dichiarato il co-presidente dell’HDP Selahattin Demirtaş. Nilüfer Koç, co-presidente del Congresso Nazionale del Kurdistan KNK, che attualmente si trova nella capitale del GRK Hewler (Erbil) fa appello alla solidarietà internazionale. „A fronte della situazione precaria della popolazione nel Kurdistan meridionale/Iraq settentrionale e nel Rojava sono necessari aiuti immediati. Gli aiuti umanitari internazionali dovrebbero essere aumentati al più presto a causa dell’avvicinarsi dell’inverno e delle corrispondenti condizioni metereologiche.

Gli aiuti vanno coordinati meglio. Per questo vanno coinvolti tutte le parti in causa. Inoltre va aumentata la pressione internazionale sulla Turchia che impedisce arbitrariamente il rifornimento di aiuti internazionali verso il Rojava e il Kurdistan meridionale“, queste le parole della signora Koç.

12 Settembre 2014  ISKU Germania

 


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