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Retekurdistan.it | 11 dicembre 2019

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UN: Violenza sessuale ‘barbarica’ commessa in Iraq dai militanti di ISIS

UN: Violenza sessuale ‘barbarica’ commessa in Iraq dai militanti di ISIS

16 agosto 2014


Due funzionari delle Nazioni Unite di grado superiore hanno condannato con grande forza gli “atti barbarici” di violenza sessuale e “stupri selvaggi” che il gruppo armato Stato Islamico (IS) ha perpetrato sulle minoranze nelle aree sotto il suo controllo.

In una dichiarazione congiunta da Baghdad, il Rappresentante speciale del segretario generale sulla violenza sessuale nei conflitti (SRSG), Zainab Hawa Bangura e il Rappresentante speciale del segretario senerale per l’Iraq, Nickolay Mladenov, hanno sollecitato con urgenza l’immediata protezione dei civili.

“Siamo estremamente preoccupati per i continui rapporti su atti di violenza, inclusa la violenza sessuale contro donne, ragazze e ragazzi appartenenti alle minoranze irakene,” hanno detto la Sig.ra Bangura e il Sig. Mladenov.

“Racconti atroci di rapimenti e detenzione di donne, ragazze e ragazzi yezidi, cristiani, così come turcomanni e Shabak e rapporti su stupri selvaggi ci stanno raggiungendo in modo allarmante,” hanno affermato la Sig.ra Bangura e il Sig. Mladenov, sottolineando che circa 1,500 persone yezide e cristiane sono stati costretti alla schiavitù sessuale.

I funzionari hanno condannato nel modo più forte il fatto che vengano esplicitamente presi di mira donne e bambini e gli atti barbarici che IS ha perpetrato nei confronti delle minoranze. “Atti di violenza sessuale sono gravi violazioni dei diritti umani che possono essere considerati crimini di guerra e crimini contro l’umanità” hanno ammonito.

Il Sig. Mladenov si è appellato ai governi regionali e alla Comunità Internazionale per l’immediato rilascio delle donne e ragazze tenute prigioniere e perché sostengano gli sforzi del governo irakeno di proteggere i suoi cittadini. Ha promesso che il suo ufficio monitorerà da vicino la situazione per garantire che i responsabili vengano perseguiti e per la difesa dei sopravvissuti degli “atti barbarici”.

Intanto, sul fronte umanitario, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dell’ONU (OMS) mercoledì ha dichiarato il proprio sostegno all’invio di servizi urgentemente necessari a decine di migliaia di persone ancora intrappolate sulla montagna di Sinjar.

“La situazione umanitaria della popolazione civile sulla montagna di Sinjar è allarmante per via degli stretti corridoi per trasportare l’essenziale come medicine, cibo e acqua, in particolare con le elevatissime temperature che raggiungono i 44°C.” ha detto il Dr. Jaffar Hussain, Rappresentante dell’OMS per l’Iraq.

Fino ad ora l’OMS ha inviato due squadre mediche mobili alla montagna di Sinjar per fornire servizi essenziali e distribuire biscotti iperproteici alle persone bloccate. Le due squadre stazioneranno lì fino all’evacuazione di tutte le rifugiate sulla montagna.

Negli ultimi giorni oltre 60,000 persone hanno attraversato il valico di confine di Feshkhabour attraverso la Siria per rientrare in Iraq a Dohuk. La minaccia di epidemie in rifugi affollati li è molto presente, ha ammonite il Sig. Hussain. Inoltre le persone che soffrono di malattie croniche come il diabete o il cancro hanno urgente bisogno di cure. Ci sono donne che devono partorire, ha aggiunto.

Attualmente dieci squadre mediche mobili sono a Dohuk per fornire assistenza sanitaria essenziale. Tutti gli ospedali sono in stato di allerta e hanno bisogno di spazio pronto ad accogliere pazienti tra le famiglie nuove arrivate. L’OMS ha anche assunto 50 infermiere per dare sostegno alle squadre locali.

Al valico di confine di Feshkhabour tra Iraq e Siria, 16 ambulanze, due dottori e 10 paramedici stanno fornendo cure. L’OMS in collaborazione con il Ministero della Sanità irakeno sta conducendo una campagna di vaccinazione anti-polio della durata di cinque giorni in tutto il paese con l’obiettivo di immunizzare 4 milioni di bambini sotto ai cinque anni.

L’OMS sta anche facendo piani sulla possibilità di inviare rifornimenti medici in Iraq dopo che molte linee aeree hanno cancellato o ridotto i voli verso il paese. Le strategie esaminate includono approvvigionamento locale di medicine e l’uso dei porti di Mersin in Turchia e di Um Qasr a Basra, Iraq.

ANF 13.08.2014


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