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Retekurdistan.it | 11 dicembre 2019

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Negato l’ingresso in Turchia a bambini yezidi senza passaporto

Negato l’ingresso in Turchia a bambini yezidi senza passaporto

16 agosto 2014


Mentre continua la tragedia umanitaria nella città di Sinjar del Kurdistan meridionale, ancora una volta sono stati i bambini a soffrire gli effetti più gravi della guerra nella città yezida da quando è stata occupata dalle bande di ISIS (Stato Islamico in Iraq e al-Sham) il 3 agosto.

I bambini di alcune famiglie che sono fuggite in Turchi cercando di trovare rifugio nel distretto Silopi di Şırnak, si sono visti negare l’ingresso al valico di confine di Khalil Ibrahim perché non avevano il passaporto. Molti bambini, inclusi bambini di quattro mesi, un anno e due anni, non hanno avuto il permesso di attraversare il confine.

Alcune di queste famiglie hanno dovuto lasciare i propri bambini al confine prima di trovare rifugio in un campo costruito nel distretto dalla municipalità di Silopi dove ora sono ospitati 1300 curdi yezidi.

Le madri yezide hanno fatto appello alle autorità del Kurdistan meridionale e della Turchia perché finisca questa imposizione.

Un bambino di due anni è stato arrestato dalla gendarmeria mentre suo zio stava cercando di attraversare illegalmente il confine insieme a lui. La madre del bimbo di 2 anni, Basi Heso, si trova nel campo profughi della municipalità mentre suo figlio viene trattenuto nel dormitorio per ragazze di Silopi.

“Oltre a tutto quello che abbiamo passato abbiamo avuto uno shock da passaporto quando siamo venuti in Turchia a causa della guerra. A mio figlio di due anni, Milat, è stato negato l’ingresso dagli ufficiali di confine a Khalil Ibrahim perché non aveva il passaporto. Ho dovuto lasciarlo a suo zio. Mio figlio ora vive da qualche parte lontano dalla madre. Avendo sofferto abbastanza a causa delle bande, ora siamo profondamente feriti dall’approccio degli ufficiali. Voglio mio figlio mi venga dato immediatamente”, si lamenta Heso.

Anche un’altra madre, Helef Salih, ha chiesto alle autorità di permetterle di vedere il suo bambino del quale non ha più avuto notizie da quattro giorni. “Non saremmo venuti qui se non fossimo stati costretti” ha detto Salih chiedendo di riavere suo figlio.

Ehlem Sait, al cui figlio Levent al confine è stato negato l’ingresso nello stesso modo ha detto che; “Non ho potuto nutrire mio figlio per sei giorni. Mio marito ha il passaporto, ma è dovuto rimanere a Zaxo perché non permettono a mio figlio di entrare. Mio marito si sta occupando di lui, ma ho bisogno di nutrirlo al seno e lui ha bisogno che io sia con lui.”

Seysan Öner, al cui figlio di quattro anni Serhat non è stato consentito l’ingresso in Turchia perché non aveva il passaporto, ha detto che; “Il mio bambino è molto piccolo e sono giorni che non ho sue notizie. Una simile crudeltà non si è mai vista prima in tutto il mondo. Mia suocera si sta occupando di lui dall’altro lato del confine. Dio maledica coloro che stanno facendo patire a noi e tutti gli altri questa sofferenza e crudeltà.”

Un’altra madre, Mehiye Kasım Heso, che ha attraversato legalmente il confine a Habur insieme ai suoi quattro figli prima di entrare in Turchia ha dovuto lasciare a suo zio Ali il suo bambino di due anni, Roni, che non aveva il passaporto. Anche lei chiede di riavere suo figlio.

Ali e Roni sono stati trattenuti dalla gendarmeria mentre cercavano di attraversare illegalmente il confine. Sono poi stati portati dal dormitorio per ragazze di Senan İdiz dove sono stati alloggiati dietro istruzioni del governatore del distretto.

ANF-MEHMET DEMİR* 14 .08.2014 


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