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Retekurdistan.it | 12 dicembre 2019

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Intervista a Zeynep Kuray

Intervista a Zeynep Kuray

22 ottobre 2013


Vorrei sapere la tua impressione su Gezi Park, com’è cominciato, come si è sviluppato, cos’è successo…

,arresti di massa in ogni settore: avvocati, giornalisti, dirigenti politici, studenti; i, ogni volta che ero in prigione – infatti io sono stata in prigione un anno e mezzo – mi ponevo questa domanda… stiamo passando da un fascismo all’altro, stiamo passando da un fascismo militare ad un fascismo poliziesco, ebbene, io, dal carcere, ma pensando al modo fuori del carcere, mi domandavo: questo popolo, perché non insorge? questo popolo perché se ne sta così zitto. cosa aspetta ancora a ribellarsi?

Pensavo; di cosa hanno bisogno per ribellarsi? Il popolo kurdo è già in lotta! Ha sopportato molti massacri, i suoi villaggi sono stati distrutti, e si è politicizzato; del popolo turco non si può dire invece la stessa cosa; certo, indubbiamente anche qui ci sono i rivoluzionari, ci sono i socialisti, ma dal punto di vista del popolo no, non c’è niente in gioco, c’è una passività diffusa, e contro l’oppressione non ci si rivolta. In Egitto è scoppiata la rivolta, c’è stata in Tunisia, in ultimo anche in Siria, ma qui nessuno levava la voce del progressismo democratico contro il sistema dittatoriale.

Poi io sono uscita di prigione; sono uscita il 27 aprile, e poi ho partecipato al Primo Maggio fuori della prigione, è stato come ogni Primo Maggio, i lavoratori ed i pensionati si sono radunati nel quartiere Şişli di Istanbul, sono venuti in molti dal quartiere Okmeydanı, è scoppiata una battaglia di strada, proprio come il primo Maggio del 2008, del 2009, del 2010, poi hanno vietato la piazza Taksim, questa piazza che è un simbolo per le masse democratiche, per i socialisti, per i rivoluzionari, come Place de la Republique per la Francia, come piazza Tahrir per l’Egitto, come la Bastiglia in Francia, un luogo passano tutti i cortei, dove tutti rivendicano i diritti democratici, questo posto hanno voluto chiudere, come per ripicca: voi avete di nuovo tentato di celebrare il Primo Maggio, noi ora ci vendichiamo e vi chiudiamo piazza Taksim!

E l’hanno chiusa; si è sollevata la reazione sociale, ma di nuovo i socialisti, i rivoluzionari kurdi e turchi hanno fatto sentire la loro voce, ed in questo contesto c’è stato l’evento di Gezi Park; è in corso il Piano di Ristrutturazione Urbana, che continuava da anni gestito dal partito di governo AKP, e per il quale c’erano stati già molti conflitti, è anche in questo contesto che è iniziato Gezi Park, c’era già un tessuto di lotta, ma non così vivace, ma con la chiusura di Taksim aveva cominciato a radicalizzarsi, ed alla fine c’è stato questo episodio degli ambientalisti di Gezi Park, della loro rivendicazione, questa esplosione improvvisa è stata una vera sorpresa per tutti noi, anche per tutti i giornalisti, davvero non ce l’aspettavamo proprio… in un momento in cui i guerriglieri stavano tornando sulle loro basi, stava iniziando un processo di pace.

Poi, il 31 maggio, alle quattro, c’stata una iniziativa, una fondamentale iniziativa, per tutta la sera, di notte, partecipazione di massa, inimmaginabile bombardamento di gas lacrimogeni, mi ricordavo di episodi accaduti in passato, ai tempi della lotta contro il Fondo Monetario Internazionale (“IMF” = FMI), anche allora era stato usato un gas assai particolare, un uomo era morto per il gas quel giorno, come allora i gas venivano gettati in successione continua, l’intera zona era diventata completamente buia.

Insomma, noi ci avvicinammo, c’era un parlamentare del CHP (Partito Repubblicano del Popolo), egli era un ex Procuratore della Repubblica, un ex Procuratore della Repubblica di Erzincan İlhan Cihaner , la popolazione si sparpagliò, l, il famosoe masse si sparpagliarono, ma lui venne, venne a fare una conferenza stampa, noi eravamo alcuni giornalisti, la polizia, vedendolo, lui che era un parlamentare, cominciarono a venire addosso a noi, con i gas, fummo costretti a scappare, poi tornammo indietro, c’era un uomo, un vecchio, un musulmano anticapitalista, inveiva contro la polizia in nome di Allah, gridava: “che razza di credenti siete? che coscienza avete voi? prendersela con questi esseri umani che difendono gli alberi…” e quelli impressionati indietreggiavano… poi la popolazione si raccolse di fronte all’Hotel Divan, dove si svilupparono degli scontri, poi gli scontri si spostarono a piazza Taksim, e io vidi per la prima volta che quella era una grande iniziativa di popolo, non di “gruppi marginali” come diceva Erdogan, diceva anche “provocatori, disadattati sociali”, vidi che erano uomini del popolo, mostravano la loro reazione spontanea, per la prima volta prendevano l’iniziativa da soli, solo le televisioni non l’hanno mostrato, i notiziari televisivi, è stata una grande rivolta contro l’ingiustizia, da parte di chi aveva subito l’ingiustizia, ciascuno contro la propria individuale ingiustizia, la prima grande rivolta del popolo turco, la popolazione si è scontrata con la polizia, la polizia ha usato ogni mezzo, gas, idranti, ma la popolazione ha opposto una tenace resistenza, noi ci siamo stupiti molto, dopo un così lungo silenzio.

C’è anche un proverbio francese che dice; “Non fidarti dell’acqua che dorme” [“Méfie-toi de l’eau qui dort”]. e c’è una cosa simile anche in turco, che dice che prima del temporale c’è il silenzio.Ed il popolo improvvisamente è partito all’attacco.

Prima la conferenza stampa all’Hotel Divan, poi il Parco è stato ostacolato, chiuso da parte della polizia, hanno lanciato i gas lacrimogeni, hanno ferito i nostri compagni giornalisti, ci sono stati molti feriti, poi, me ne ricordo bene, poi è venuto Sırrı Süreyya Önder, deputato di Istanbul [è un parlamentare del BDP, Partito della Pace e della Democrazia, il partito kurdo presente in parlamento; sulla sua partecipazione agli eventi di Gezi Park,, cfr.: Michele Vollaro, Turchia: si estendono in tutto il Paese le proteste contro Erdoğan ”.

Lui voleva fare una conferenza stampa, ma poi è arrivato il DİSK [‘Devrimci İşçi Sendikaları Konfederasyonu’, Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari dei Lavoratori], ma improvvisamente intervenne la polizia, non era una cosa facile, tra aggressioni della polizia, gas lacrimogeni, una donna libanese fu ferita gravemente [si tratta della giornalista libanese Malak Khaleid, ferita a Taksim l’11 giugno 2013]. Molta gente è stata ferita.

Poi, dopo questa aggressione, tutti i partecipanti hanno cominciato a riversarsi sulla via “İstiklal Caddesi”, gridando slogan come: “Governo dimettiti”, “Polizia assassina”, tutta la via “İstiklal Caddesi” era piena di gente, per la prima volta la gente diceva “NO”, “noi non abbiamo paura di questo fascismo”, fino a tarda notte, inondati dagli idranti, avvolti dalle nubi di gas lacrimogeni.

Alcuni giorni dopo è stata organizzata una marcia, si scandiva: “Guardiamoci in faccia, gas lacrimogeni, toglietevi i caschi, gettate i manganelli” [i famosi slogandi quei gi>orni: ”“Sık bakalım sık bakalım biber gazı sık bakalım kaskını çıkar jopunu çıkar In quei giorni il popolo ha fatto uso dei propri diritti democratici. Cosa significa che quel Parco veniva chiuso? Cosa significa che le bevande alcoliche vengono proibite? Questa non è democrazia, il linguaggio rivolto “per” il popolo, ma “nonostante” il popolo, questo è fascismo.

La lotta contro queste proibizioni dell’area di Taksim è continuata ogni giorno, per tre giorni ci sono stati combattimenti quotidiani, chi ci rimetteva la vista, chi gli sfasciavano la testa, la polizia sparava i lacrimogeni a distanza ravvicinata, ma il popolo tornava alla lotta, alla resistenza, il popolo non si arrendeva, non stava ad aspettare i rivoluzionari, i socialisti, c’era alle spalle tutta una tradizione di resistenza, questa per la prima volta fu una rivoluzione.

Taksim fu accerchiata, per un giorno fu bersaglio dei panzer, degli idranti, dei lacrimogeni, poi l’attacco finì ed il popolo entrò in Gezi Park, ed il giorno seguente vivemmo una giornata incredibile, posso raccontala così, quella sera non c’era nessun poliziotto, nessun agente di pubblica sicurezza, tra la gente si sviluppò un’armonia molto bella, persino gli artigiani locali, tutti solidarizzavano, come se si fosse a Beirut, tutti cantavano, scandivano inni, danzavano in piazza, iniziò una vita comunitaria, eravamo contro la modernità capitalista, vivevamo il progetto di una nuova vita, un comunalismo popolare, per un sistema mondiale alternativo, la
cosa è andata avanti per 11 giorni, 14 giorni.

I giovani, gli studenti, erano sulle barricate, come in Francia, c’era qualcosa di anarchico, la volontà delle nuove generazioni di essere i soli artefici del proprio futuro, erano sulle barricate fino al mattino, erigevano le barricate, e partecipavano agli scontri con la polizia, si prendevano gli idranti e le bombe lacrimogene, ma per quattro giorni non si lasciarono prendere dalla paura, non indietreggiarono, continuarono.

Una mattina di nuovo la polizia militarmente schierata rientrò a Taksim; il Prefetto di Istanbul aveva dichiarato che la polizia aveva il compito di intervenire per rimuovere le bandiere e insegne etc., ci fu di nuovo una accanita battaglia, partecipò la gioventù kurda, la gioventù socialista, per ore ed ore, fino al mattino. Fu come se – dopo quella dozzina di così belle giornate – fossero arrivati i soldati, d’autorità, come un colpo di Stato, come se fosse arrivata una ventata che spazza via tutto, era arrivata l’ansia, prima lì il popolo viveva felicemente insieme, non so neanche io come dire, era arrivata l’autorità dello Stato, tutta quella bella atmosfera sparì tutta d’un colpo, improvvisamente.

Insomma, poi gli eventi continuarono, ci fu la grande iniziativa una decina di giorni dopo, e la conferenza stampa a Taksim, mi ricordo bene perché stavo scattando fotografie, c’era anche un concerto a Gezi Park, e d’un tratto qualcuno mi chiamò, mi disse che era in corso una grossa iniziativa, immediatamente corremmo sul posto assieme ad altri giornalisti, molta gente si era riunita e la polizia li stava attaccando con violenza, diverse persone si erano dirette ad Harbiye.

La gente uscì da Gezi Park; venne anche un parlamentare del CHP., fino al mattino presso l’Hotel Divan continuarono gli scontri, quell’Hotel aiutò molto la popolazione, chiusero le loro porte alla polizia, il personale si diede da fare, protessero la popolazione dall’attacco della polizia, la quale lanciò i lacrimogeni all’interno dell’Hotel, ogni istante sfrecciavano le ambulanze, arrivavano da piazza Şışlo, invece da piazza Taksim non venne nessuna ambulanza, c’erano settantenni svenuti per il gas, quel gas era terribile, prima ci attaccarono con idranti e gas, poi cercano di entrare da uno stretto passaggio dove c’era una porta girevole, il personale dell’Hotel cercò d’impedirlo, scoppiò una battaglia tra la polizia ed il personale dell’albergo, il personale tenne duro, dentro c’erano parecchie persone malate e ferite.

Intanto dappertutto la gente, apprendendo dalla televisione ciò che stava accadendo, ovunque insorgeva, dal quartiere di Gazi vennero in corteo fino a Taksim, tutte le vie d’accesso erano chiuse, la Metropolitana era bloccata, non c’era nessuna possibilità di entrare a Taksim, loro tentarono di arrivare all’Hotel Divan, ad Harbiye si svolse una accanita battaglia, la polizia era sparpagliata tra la popolazione, e, in tal modo, durante tutta la notte, ecco, quello che successe à davvero molto interessante, perché in Turchia c’è un sistema educativo assai particolare, sin dall’infanzia lo Stato impartisce una educazione di tipo militarista, sin dalle scuole elementari vengono formati sui valori dell’Impero Ottomano, della Repubblica di Kemal Atatürk, del militarismo, che entra nella testa della gente, per cui molti vedono i soldati come una “salvezza”.

Ebbene, quel giorno accadde che a un certo punto arrivarono i gendarmi, che in Turchia fanno parte dell’esercito, sono come dei soldati, ed ecco che la gente era convinta che i gendarmi stessero arrivando per intervenire contro la polizia, qualcuno gridava: “Il più grande soldato è il nostro soldato” [ovvero: “il nostro esercito è il più potente ed il nostro soldato è il più valoroso” – si tratta un notissimo motto turco: En büyük asker bizim asker]. Queste persone insomma erano convinte che i gendarmi fossero venuti in loro aiuto, e invece erano venuti a dare man forte alla polizia!

E dire che questo è un Paese in cui ci sono stati tre Colpi di Stato militari… E che, ai tempi dello Stato d’Assedio, non si poteva neanche più circolare nelle strade, era come in Palestina [OHAL”, vale a dire: “Olağanüstü Hâl Bölge Valiliği” in vigore dal 1987 al 2002 nelle province kurde della Turchia. Un quindicennio di legislazione speciale restrittiva delle libertà e con poteri straordinari per le autorità militari anche in campo civile ]. La polizia erigeva posti di blocco in ogni strada e controllava i documenti di chi transitava.

Poi, dal quartiere di Beşiktaş la gente ha cominciato a cercare di raggiungere Taksim, ed anche l’Hotel Divan e Gezi Park. Erano migliaia. Cercarono di salire il pendio provenendo da Beşiktaş, ma non ci riuscirono, loro non lanciavano neppure pietre, ma la polizia li attaccò con gas ed idranti.

Molti giornalisti osservarono, erano sparpagliati qua e là, anche noi giornalisti eravamo attaccati ed ostacolati, molti dei miei colleghi furono picchiati. alla fine nessuno riuscì ad entrare a Taksim. Poi iniziò una forma di attività detta “Duran Insan”, cioè “Persone Immobili”, si potrebbe forse definire una sorta di danza moderna Da allora la cosa si ripeté ogni sabato.

Questa a mio avviso fu una grande resistenza popolare, il popolo volle prendere direttamente le proprie decisioni, al posto dello Stato, del governo AKP, del premier Erdogan, e disse loro: fermatevi, questa è la nostra resistenza, noi non vi vogliamo, lo diremo noi quello che vogliamo, e secondo me hanno dimostrato cosa veramente significasse per loro la democrazia.

Il popolo kurdo ed il popolo turco si unirono. Per la prima volta iniziarono delle associazioni, si sviluppò un’empatia, perché essi insieme sperimentavano le aggressioni selvagge della polizia, così nacque questa empatia, cinque giovani furono uccisi, per cinque volte delle giovani vite furono distrutte, una investita da un’automobile, una stroncata dalle armi da fuoco, una per i gas lacrimogeni della polizia, ed un bambino è ancora in coma, anche un altro giovane, di dodici anni, Mustafa, è ancora in coma, parecchie persone sono in coma, e poi a Lice, di fronte alle proteste nate contro il progetto di una nuova caserma, il corteo è stato assalito violentemente, è stato aperto il fuoco sui manifestanti che fuggivano, un giovane ha perso la vita; per la prima volta nella Turchia occidentale i rivoluzionari, i socialisti, le masse hanno marciato insieme, hanno gridato slogan come: “Lice, Taksim è con te” e “Dovunque è Lice, dovunque è resistenza”.

Questo è stato un momento molto bello. Il popolo ha preso coscienza della propria forza. Dai 7 anni ai 70 anni di età il popolo partecipava alla resistenza. Anche i giovanissimi scendevano in campo. Ed anche gli anziani si affacciavano alle finestre per esprimere il loro sostegno. Di diverso orientamento, ma uniti contro il terrorismo di Stato. Aleviti, Sunniti… Minoranze diverse…

A cura di Michele Vollaro

Traduzione a cura di Aldo Canestrari

Intervista audio originale

Chi è Zeynep Kuray:

http://turchia.over-blog.com/inchiesta-su-due-giornalisti-zeynep-kuray-e-onur-erem

http://turchia.over-blog.com/zeynep-kuray-il-dietrofront-del-premio-ilaria-alpi

 

Articoli sulla libertà di stampa in Turchia:

http://www.pressenza.com/it/2012/10/pagella-della-censura-della-turchia/

http://www.pressenza.com/it/2013/08/la-turchia-celebra-il-ramadan-con-63-giornalisti-in-carcere/

http://www.biancaevolta.com/libri/Sotto-la-lente/0/Sansur-Censura-Giornalisti-in-turchia

 


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